Ciccio e Tore i fratellini di Gravina per la Corte di Cassazione il caso è chiuso

Nessuna giustizia per i due fratellini di Gravina di Puglia

Caso chiuso quello di Ciccio e Tore i due fratellini, rispettivamente di 11 e 9 anni, scomparsi il 5 giugno del 2006 a Gravina di Puglia. Così ha deciso la Corte di Cassazione, rigettando il ricorso del padre, Filippo Pappalardi, contro l’archiviazione delle indagini. I due fratellini, il cui destino commosse l’Italia, furono trovati venti mesi dopo la scomparsa, morti in una cisterna abbandonata. Gli inquirenti si misero subito alla ricerca di un colpevole. Il fatto di cronaca nera scosse i genitori e l’opinione pubblica: della piccola comunità pugliese e del Paese. Fino all’ultimo la speranza di trovarli vivi e poi l’amara scoperta. A dieci anni di distanza la notizia della Cassazione, che chiude definitivamente la vicenda giudiziaria, suona come una beffa.
Il ricorso in Cassazione di Pappalardi era stato presentato un anno fa, dopo l’archiviazione delle indagini da parte del Tribunale per i minorenni di Bari. Il padre di Ciccio e Tore aveva chiesto di approfondire le dichiarazioni rese anni fa da un uomo di Gravina. Stando al suo racconto, la sera in cui i bambini scomparvero erano in compagnia di altri ragazzi. Pappalardi, attraverso il suo legale, l’avvocato Maria Gurrado, chiedeva che venissero riascoltati i giovani, all’epoca minorenni.
La Corte suprema non ha ritenuto ci siano elementi nuovi che consentano di riaprire il caso. Sulla morte dei due bambini anche la Procura ordinaria aveva aperto un’indagine che portò addirittura all’arresto del padre, accusato di averli sequestrati e poi uccisi.
Dopo il ritrovamento dei corpi il reato fu derubricato in abbandono di minore seguito da morte e il fascicolo, infine, archiviato. Per questa vicenda Pappalardi ha ottenuto nel settembre 2014 un risarcimento per ingiusta detenzione.
Resta senza risposta quel tragico interrogativo. Cosa successe a Ciccio e Tore quel 5 giugno di dieci anni fa.