Clan Fasciani, la Cassazione conferma le condanne: "È mafia"

Così la Cassazione riconosce la mafia a Roma. Raggi: "È una sentenza storica, per la prima volta è stato affermato in modo chiaro che a Roma c'è stata e c'è la mafia"

Il clan Fasciani è mafia. Lo hanno stabilito i giudici della seconda sezione penale della Cassazione. La Suprema Corte ha infatti respinto i ricorsi di 10 dei 12 imputati confermando di fatto le sentenze della Corte d'appello di Roma, che lo scorso 4 febbraio aveva reintrodotto la mafia.

A ricorrere in Cassazione oltre agli imputati, anche la procura generale di Roma che ha chiesto pene più severe per le figlie di Carmine Fasciani, ritenute dai giudici dell'Appello bis solo partecipanti all'associazione e non con ruoli apicali. Oltre ad aver onfermato l'associazione di stampo mafioso per il clan di Ostia, il collegio giudicante presieduto da Giovanni Diotallevi ha disposto un nuovo processo d'Appello per Mirko Mazzoni ed Eugenio Ferramo per rivedere il trattamento sanzionatorio.

Le violenze, le estorsioni e il traffico di droga che ha piegato il litorale romano per anni non sono quindi opera di una semplice associazione criminale. Sono così diventate definitive le 10 condanne a vario titolo per associazione mafiosa e altri reati aggravati dall'uso del metodo mafioso. In particolare, sono stati confermati oltre 27 anni di reclusione al 'patriarca' Carmine Fasciani, 12 anni e 5 mesi alla moglie Silvia Franca Bartoli, 11 anni e 4 mesi alla figlia Sabrina e 6 anni e dieci mesi alla figlia Azzurra. Condannati anche i fratelli e il nipote del boss.

Le reazioni

"È la prima volta che la Cassazione riconosce la mafia a Roma. Non era mai accaduto, nemmeno ai tempi della banda della Magliana", ha dichiarato Giulio Vasaturo, avvocato di parte civile per Libera nel processo al clan Fasciani. "Questa sentenza segna un nuovo corso della Giurisprudenza, vengono riconosciute le mafie autoctone nel Centro Italia. È una sentenza che farà scuola", ha aggiunto Vasaturo.

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco di Roma, Virginia Raggi. "È una sentenza storica, per la prima volta è stato affermato in modo chiaro che a Roma c'è stata e c'è la mafia. Per iniziare la cura bisogna riconoscere la malattia. Adesso Ostia può voltare pagina e alzare la testa", ha affermato la prima cittadina subito dopo la lettura della sentenza della Cassazione. "Lo Stato c'è e l'amministrazione c'è. Oggi con me c'è Federica Angeli che non si è piegata", ha concluso uscendo dall'aula.

Commenti

27Adriano

Ven, 29/11/2019 - 19:44

..La raggi ha qualche...orecchio in questa storia??