Cocaina, la grande illusione che fa più danni dell’eroina

Si sta diffondendo più rapidamente della piaga degli anni ’60 Perché promette efficienza fisica e mentale ma distorce la realtà

La giornata contro la droga, oggi 26 giugno, è l’occasione per ricordare che ricerche internazionali sulla diffusione della cocaina prospettano un’espansione, sia per entità che per velocità, rispetto all’eroina degli anni Sessanta. Il panorama nazionale diventa complicato quando si considerano altre droghe, le cosiddette droghe disegnate, dagli effetti prettamente anfetaminici e psichedelici. Ma la cocaina rimane la sostanza regina, accettata anche perché ritenuta meno pericolosa di altre e consumata in ambienti lavorativi, ricreativi, sportivi. I dati epidemiologici e gli effetti patologici sono preoccupanti: decessi per overdose e per infarto miocardico, disturbi funzionali relativi alla sfera psichica e organica. E ancora: disturbi di personalità, disforie, forme di psicosi, delirio acuto, depressioni.

Perché tante persone, nonostante i rischi, consumano cocaina? Una teoria oggi scientificamente condivisa da molti ricercatori coniuga la prospettiva neuro-farmacologica con quella psicologica del doppio rinforzo. La cocaina dà sicurezza, efficienza, vitalità intellettuale, esalta la resistenza fisica, toglie la stanchezza e stimola la verve sessuale. Insomma dà «un rinforzo positivo» mediato dagli effetti indotti dalla sostanza sui circuiti nervosi della dopamina, adrenalina e serotonina. Chi fa uso di cocaina tende a continuare perché si sente bene. Ma l’uso sempre più diffuso di cocaina viene anche dall’affermarsi della cultura del piacere, del godimento e della dissipazione, in contrasto con l’etica dell’impiego. Gli effetti piacevoli iniziali e i risultati ottenuti a livello psichico hanno favorito il consumo e la propaganda di tale sostanza.

Fino agli anni Quaranta, i cultori e gli apologeti della cocaina erano prevalentemente letterati e intellettuali. Dagli anni Settanta in poi, l’iniziativa passa di mano e le generazioni successive canteranno: «Un lampo nel cranio e un dolore nel naso»; «la dolce cugina la cocaina». Cinema, musica rock, stampa, subcultura giovanile indicano la cocaina come simbolo di liberazione. La droga è l’unico rimedio al pathos della vita. Questo messaggio è diventato attualmente il simbolo soprattutto dei cocainomani. Tutto propone il culto dell’immagine, del bullo; ovviamente in un contesto sociale più d’integrazione che di contestazione. L’onnipotenza del cocainomane ormai è tollerata e ritenuta socialmente accettabile.

Si sono fatte ricerche sul rapporto che intercorre tra la moda e la rappresentazione della propria immagine, evidenziando come questa relazione finisce nel conferire un’identità che rende possibili alcuni comportamenti piuttosto che altri. Mentre conosciamo alcuni aspetti farmacologici della cocaina, non abbiamo ancora a disposizione conoscenze sufficienti e sistematiche che mettono rilevano l’incidenza dei processi culturali sulle fasce giovanili, sui gruppi sociali a rischio, e il possibile accostamento alla droga e alla cocaina in particolare. Siamo convinti che non è tanto l’immaginario che copia il reale, ma è quest’ultimo che assume le forme dell’immaginario. Le forme comunicative culturali condizionano la psiche, a tal punto che alcune immagini da virtuali diventino reali. La realtà, in altre parole, è costruita da un’immediata trasfusione d’immagini, suggestioni, aspirazioni, soluzioni e miti per la felicità individuale. Una ventata d’immaginario propone i miti per l’auto-realizzazione inculcando nella psiche quei bisogni che ottengono una pronta risposta piacevole immaginativa. La cocaina compensa questi bisogni o emozioni piacevoli, sostenendo pure gli stati mentali più adatti a certe rappresentazioni e agli usi sociali dell’identità.

Sintetizzando, danni e inganni della cocaina meritano ulteriori studi. Le esperienze degli ultimi decenni sull’eroinomane non sono trasferibili in blocco sul soggetto cocainomane. Ma anche per la cura del cocainomane ci vuole la Comunità terapeutica. Occorre un ambiente ordinato e finalizzato al recupero dell’equilibrio psichico del soggetto dipendente e la proposta di nuovi vissuti valoriali. Quanto alla prevenzione, dovrà passare attraverso una cultura che valorizza la normalità dei comportamenti. La giornata contro la droga e l’alcol, che non è quasi mai disgiunto dalla cocaina, ci metta nella condizione di gridare che la droga uccide. Sì, anche se un morto per droga non fa più notizia.

Commenti
Ritratto di ettore muty

ettore muty

Mar, 26/06/2012 - 09:08

in italia grazie alla fini giovanardi marijauna e coca sono la stessa cosa, le mafie ringraziano

Ritratto di marforio

marforio

Mar, 26/06/2012 - 09:26

Personalmente sono contro tutte le droghe.Ma al mio buon doppio bicchiere di vino non ci rinuncio. Certo preferisco una bottiglia intera a due cognac , o rum.Parlando di cocaina nei miei viaggi in sudamerica mi e capitato molte volte di masticare le sue foglie , per vedere veramente se caricano di energia, , ma ogni volta non sentii niente di strano ne di particolare.Ripeto sono contro ogni droga,ma classificare il vino come tale non mi sembra giusto. Basta sapersi controllare e tutto dipende da individuo ad individuo. Ho conosciuto tanti drogati e cominciarono tutti perche insoddisfatti nella vita, o contro il padre o contro la societa, strano caso tutti di sinistra.Come scusa e sempre buona .

Nadia Vouch

Mer, 27/06/2012 - 23:38

Trovo interessante l'intervento di #2 marforio. Dice che, pur avendo utilizzato in modo localmente tradizionale della droga, non ha avvertito nulla di particolare. Questo è uno dei punti cardine. Invece, le droghe che arrivano sul mercato nostro, sono ormai sostanze modificate, raffinate, tagliate. Sono sostanze tossiche a tutti gli effetti. C'è molta mistificazione riguardo l'uso storico e sociologico di alcune sostanze di origine naturale nei luoghi d'origine. Purtroppo, i derivati chimici, di sintesi, da quelle stesse sostanze, sono invece un killer sempre in azione. Sono poltiglie di x y z. Un disastro, del quale scontiamo ogni giorno i disastrosi effetti. Spesso, quando una creatura arriva in un Pronto Soccorso, non si sa nemmeno cosa esattamente abbia assunto. Significa, tragicamente, non sapere come esattamente intervenire con antidoti.