Il collaboratore di Benedetto: "C'è apostasia dentro la Chiesa"

Nicola Bux, stretto collaboratore di Benedetto XVI, commenta le divisioni nella Chiesa provocate da una bassa adesione ai dogmi e al magistero

Il 12 settembre 2006 Ratzinger tenne una lectio magistralis a Ratisbona

Nicola Bux, pugliese tra i fondatori di Comunione e Liberazione, era vicinissimo a papa Benetetto XVI. Suo stretto collaboratore, insomma. Insegnante a Gerusalemme e a Roma, Bux con Ratzinger ha condiviso le riforme realizzate negli anni del papato. Soprattutto quella liturgica, con l'apertura (e il ritorno) ai riti latini e della Tradizione cattolica della Chiesa.

Tra le altre cose, Bux è anche "amico" di due dei firmatari dei "dubia" contro l'esortazione apostolica di papa Francesco. Quei Leo Burke e Walter Brandmuller che tempo fa chiesero spiegazioni a Bergoglio circa l'Amoris Laetitia e che non hanno mai ottenuto risposta. Dopo la correzione filiale pubblicata nei giorni scorsi (e firmata da 60 tra sacerdoti, teologi e laici), Bux ha risposto alle domande de La Verità, sottolineando le difficoltà che sta percorrendo la Chiesa di Cristo.

Parlando del centenario delle apparizioni di Fatima, Bux sostiene che "la Chiesa cattolica patisce l'apostasia". "Per noi, l’unica profezia compiuta è la venuta di Gesù Cristo - dice - così tutto è compiuto! Tuttavia resta da compiere in ciascuno di noi, ciò che manca a favore del corpo di Cristo che è la Chiesa. Quindi, Fatima si sta compiendo nelle sofferenze del Corpo mistico di Cristo, la Chiesa cattolica, che (è sotto gli occhi di tutti) patisce l’apostasia, il distacco da quello che sempre, dovunque e da tutti è stato creduto e professato, in una parola: il dogma". Una allarme presentato, in altri termini, anche da altri cardinali e vescovi. E che richiama le parole della correzione filiale al Papa, sebbene né Bux né altri cardinali hanno firmato. Se i correttori denunciavano "propagazione di alcune eresie" e la mancata aderenza di alcuni preti e vescovi ai dogmi della Chiesa in tema di matrimonio e Eucarestia, così Bux mette in allerta il "distacco" dai fondamenti della fede cattolica. "Non è ben visibile il susseguirsi di parole e atti di sacerdoti che contraddicono altri sacerdoti - continua il monsignore - di laici che contrastano altri laici, favorito dalla divisione tra i vescovi su cosa è la fede e la morale cattolica? Per un numero crescente di cattolici, il magistero non è più segno di unità: è noto, infatti, che non si possa invocare l’autorità magisteriale, se prima non si aderisce alla verità cattolica".

Il ragionamento è semplice: se i pastori della Chiesa (vescovi e cardinali) non aderiscono ai "dogmi" e al "magistero", allora nel corpo mistico di Cristo si verificheranno delle divisioni insanabili tra laici e consacrati. "La comunione dei fedeli con la gerarchia sussiste finché questa aderisce alla verità cattolica - spiega Bux - la verità di Cristo, che essa è chiamata a servire. La comunione si interrompe quando chiunque, nella Chiesa, abbandona la verità e abbraccia l’e r ro re. Purtroppo nella storia è già accaduto: per questo Gesù ha pregato che siamo una sola cosa, affinché il mondo veda e creda".

Motivo di attrito anche le parole di Bergoglio sul rito in latino, riesumato da Benedetto XVI con il motu proprio "Summorum pontificum" e messo in qualche modo in soffitta dall'attuale papa. Il quale non ha mai espresso particolare amore per la liturgia preconciliare e che, non a caso, recentemente ha ricordato come "la riforma liturgica è irreversibile". "In diverse parti del mondo - dice Bux - si continuava o si era ripreso a celebrare la santa messa secondo l’antico rito romano, anche a causa delle deformazioni insopportabili apportate al nuovo rito. Pertanto egli (Ratzinger, Ndr) pensò di riportare la pace liturgica, proponendo un riconoscimento di pari dignità e mutuo arricchimento tra le due forme, antica e nuova, del rito romano. Mi consenta un esempio: quale persona di buon senso penserebbe che seguire la cucina tradizionale sia in contrasto con quella innovativa? Eppure, l’ideologia è tale da negare la realtà: tanti giovani e adulti riscoprono la fede (spesso scoprono la vocazione) partecipando alla forma straordinaria del rito romano. Si vuol negare questa evidenza: è sempre l’ideologia. Chiunque volesse annullare il motu proprio, si troverebbe davanti un grande movimento di resistenza, una Chiesa antagonista, una realtà crescente e insopprimibile, per il semplice fatto che vive la riforma della liturgia come rinascita del sacro nei cuori; non come lo spasmodica ricerca di novità attinte alle mode correnti".

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mer, 27/09/2017 - 12:13

Bergoglio non sa il latino, pazienza, ma il grave del suo 'chiacchiericcio' è la carenza di contenuti spirituali. Eppure per smascherare lui e altri telegenici cialtroni da talk-show, basta chiedergli di recitare il "Salmo invitatorio" oppure la compieta del dì, che, dopo anni di preghiera liturgica, si dovrebbe ben conoscere a memoria (se non si è deficienti). Allora, non basta il birignao pretesco per parlare ex-cattedra, come fanno i politicanti Bergogliani, bensì è proprio necessario che le parole della liturgia delle ore, penetrino profondamente nell'anima e portino frutti di Spirito Santo... Così come invece si sente dal mistico eloquio Benedettino.

Raoul Pontalti

Mer, 27/09/2017 - 14:21

@Gianfranco Roberto Porelli ma hai bevuto grappa al metilico? Un gesuita che non conosca il latino? Semplicemente non esiste! Anche se non fece studi classici in gioventù bensì da perito industriale, nei lunghi anni della formazione a gesuita dovette impararlo eccome il latino. Osservo inoltre che era ormai più che trentenne Bergoglio quando fu introdotta la messa nelle lingue nazionali in sostituzione di quella in latino.