"Lo colpiva e lo strozzava": così morì Giuseppe, il ​bimbo ucciso dal patrigno

In aula il racconto del medico legale che ha esaminato il corpo del piccolo: "Ha provato a difendersi, ma è stato spraffatto da una violenza brutale"

Afferrato più volte per il collo, nel tentativo di strozzarlo, e poi colpito più volte con un manico di scopa. È una "violenza brutale", quella descritta dal medico legale per raccontare la morte del piccolo Giuseppe, il bimbo di 7 anni che lo scorso 27 gennaio venne ucciso dal patrigno a Cardito, vicino a Napoli.

La vicenda

Lo scorso 27 gennaio, la polizia di Afragola era intervenuta in una casa di Cardito, dopo una segnalazione. Una volta arrivati, gli agenti hanno trovato un bimbo di 7 anni morto sul divano, la sorellina di 8 anni con gravi feriti, causate dalle botte e il fratellino di 4 anni illeso. Secondo le indagini, il piccolo Giuseppe venne massacrato di botte dal compagno della madre, che prese di mira lui e la sorellina più piccola, figli della donna. Nel corso degli accertamenti era emerso che anche la madre era in casa al momento della tragedia e non aveva fatto nulla per difendere i figli. Non solo. Né lei Nè il patrigno, infatti, avevano chiamato i soccorsi, ma si erano limitati a stendere il bambino sul divano, mettendogli una pomata, per curare le ferite. Ad aprile, anche la madre dei bambini era stata arrestata.

Il racconto del medico legale

Il medico legale Nicola Balzano, teste della procura di Napoli Nord, ascoltato oggi nell'udienza del processo in corso alla Corte d'Assise, ha rivelato che il bambino ha provato a difendersi, ma è stato sopraffatto da "una violenza brutale". Il processo vede imputati Tony Essobti Badre, patrigno di Giuseppe e della sorellina che ha riportato gravi ferite, che l'hanno costretta per mesi in ospedale, e Valentina Casa, madre dei due bimbi. Il medico legale ha spiegato che Giuseppe è stato afferrato per il collo e ha tentato di difendersi. Poi, il patrigno sarebbe passato all'uso di un manico di scopa. Proprio questi colpi avrebbero causato, secondo il medico, il coma e poi la morte del bambino. Oltre all'anatomopatologo, in aula è stato ascoltato anche il pediatra che ha visitato la sorellina di Giuseppe, a tre giorni da quella tragica domenica: i segni, visibili sul corpo della bambina, sono compatibili con le violenze descritte da Balzano.