Ma contro i potenti non ha mai funzionato

Potrà la minaccia di scomunica far rinsavire i mafiosi? Ci crediamo poco...

Nel 1570, con la bolla Regnans in excelsis, il papa san Pio V scomunicò Elisabetta I d'Inghilterra per la sua politica scismatica e persecutoria nei confronti dei cattolici. La figlia di Anna Bolena era, così, privata di ogni potere, e i suoi sudditi erano svincolati da ogni obbligo di fedeltà e obbedienza. Non solo. Era da poco stata perfezionata dai gesuiti di scuola spagnola la teoria del tirannicidio, già formulata nel Medioevo da san Tommaso d'Aquino e adesso più compiutamente esposta. La regina, dichiarata eretica, rientrava perfettamente nel profilo del tiranno da abbattere. Elisabetta si allarmò, e immediatamente fece approvare dal Parlamento un decreto che dichiarava alto tradimento la pubblicazione e diffusione sul suolo inglese di documenti provenienti dalla Santa Sede. Per giunta, portò al parossismo la persecuzione dei «papisti», cioè i cattolici inglesi, soprattutto gli odiati gesuiti. La bolla di scomunica, in effetti, provocò rivolte cattoliche in tutto il regno e il progettato tentativo di assassinio di Elisabetta da parte del banchiere italiano Ridolfi, appoggiato dal duca di Norfolk (che intendeva sposare la cattolica Maria Stuart e metterla sul trono inglese). Com'è noto, Elisabetta riuscì a scampare e, anzi, la scomunica servì solo a rendere lei più salda sul trono e irreversibile lo scisma anglicano. Gli storici si sono interrogati, perciò, sull'opportunità politica di quella scomunica, che di fatto ottenne il contrario di quel che si proponeva. Comunque, da quel momento, i papi ci andarono più cauti nell'uso di questo strumento estremo, che cominciarono a usare molto di rado e spesso quando non serviva più. Fu il caso, per esempio, dei Padri della Patria risorgimentale, da Cavour a Vittorio Emanuele II, i quali dovettero letteralmente fare i salti mortali per poter morire con i sacramenti (il francescano che, dribblando il divieto, assistette Cavour sul letto di morte subì l'impeachment da Roma). Nei secoli cristianissimi era diverso? Nel Medioevo le scomuniche andavano e venivano ch'era un piacere: erano usate anche da vescovi e abati e non di rado anche tra di loro; spesso per motivi che nulla avevano di dottrinale ma riguardavano usurpazioni di terreni e di diritti. Quando colpivano un signore, la loro efficacia dipendeva dall'umore di sudditi e vassalli. Un feudatario scomunicato vedeva chiudersi le porte delle città che attraversava; se riusciva a entrarvi, nessuno per strada, finestre sbarrate, campane silenti finché non se ne andava. Nulla di tutto questo se, invece, vassalli e sudditi preferivano infischiarsene dell'interdetto. Nel caso dell'imperatore Enrico IV, la prima scomunica nel 1077 lo colse mentre si trovava in difficoltà con i principi tedeschi, i quali avevano tutte le intenzioni di approfittarne a suo danno. Fu per questo che, scalzo e vestito di sacco, stette tre giorni alla porta del castello di Matilde di Canossa in attesa che il papa Gregorio VII si degnasse di perdonarlo. Ma dieci anni dopo, volta la situazione politica a suo favore, non fece affatto caso alla seconda scomunica e proseguì per la sua strada. Anzi, nominò un antipapa e scese in armi contro Roma, costringendo Gregorio VII a chiudersi in Castel Sant'Angelo. Anche Federico Barbarossa finì scomunicato. E pure Federico II di Svevia, lo stupor mundi che, fatto voto di partire per la crociata, non ci andava mai e tergiversava. Ci andò, alla fine, da scomunicato e fu il solo condottiero crociato a riprendere Gerusalemme (ma per via diplomatica). Potrà la minaccia di scomunica far rinsavire i mafiosi? Ci crediamo poco...