Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà

Il capitalismo è un sistema imperfetto ma ha benefici. Gli Stati più ricchi devono però fare ancora molto

Il capitalismo è un sistema economico imperfetto, che tanti ritengono incapace di un'equa distribuzione della ricchezza. Il malumore sta crescendo soprattutto in questo inizio secolo, in cui le economie europee sono stressate dalla concorrenza di altre aree del pianeta, più affamate e dunque più aggressive, e dal peso di un welfare non più sostenibile, se non altro per ragioni demografiche (molti pensionati e molto a lungo in rapporto agli occupati). In effetti, motivi di aggiustamento ce ne sono, a cominciare dal gap salariale tra i vertici delle grandi multinazionali e il meno pagato dei suoi addetti, diventato abnorme negli ultimi vent'anni. Ma quando si tenta un giudizio è opportuno cominciare a guardare i fatti più importanti.

Il capitalismo ha sconfitto quasi del tutto la povertà. Nel 1820 il mondo ospitava un miliardo e 82 milioni di anime, di cui appena il 5,6%, 61 milioni, era sopra la soglia di povertà estrema. Da allora la situazione è andata sempre migliorando. Alle soglie della Grande guerra, quasi il 18% dei 1.750 milioni di abitanti era uscito dalla povertà estrema. Nel 1970 eravamo al 28%. Cos'era accaduto in quei 150 anni? Le macchine industriali, che costavano «un capitale», avevano portato la specializzazione del lavoro e l'aumento della produttività, ossia ogni lavoratore produceva più ricchezza che, per quanto distribuita in maniera discutibile, portava comunque a un innalzamento delle condizioni di vita, alias minore mortalità infantile e allungamento della vita media: il miliardo o poco più del 1820 era più che triplicato nel 1970 a 3,7 miliardi di abitanti. Oggi l'aspettativa di vita media nel mondo è di 71 anni, era appena 33 nel 1900.

In più, se fino al 1970 al crescere della popolazione mondiale aumentava anche il numero dei poveri in valore assoluto, da quell'anno il numero di poveri ha preso a diminuire, da 2,2 miliardi ai 706 milioni di oggi, meno del 10% della popolazione, pur se questa è quasi raddoppiata nel periodo, da 3,7 a 7,35 miliardi. In 45 anni quasi 1,5 miliardi di persone sono uscite dalla povertà. Com'è stato possibile? Con qualche approssimazione, la fine del colonialismo politico-militare seguito alla seconda guerra mondiale ha dato spazio al colonialismo economico delle grandi multinazionali, che hanno industrializzato le aree del mondo ancora arretrate, trasformandole in Paesi in via di sviluppo e poi nelle attuali economie emergenti. Col trasferimento delle produzioni e delle merci attraverso i continenti iniziava la globalizzazione. Il solo dato della Cina è impressionante: nel 1980 l'88% viveva in estrema povertà, mentre nel 2010 era solo l'11%. Viva la globalizzazione, allora? Be', non tutti sottoscriverebbero. Avere spostato le manifatture a oriente s'è sentito da queste parti, anche se nel frattempo molti posti di lavoro sono stati creati nei servizi. Però, adesso che la tecnologia consente di rispondere al telefono o di formulare una diagnosi su una Tac da migliaia di chilometri, anche il terziario è sotto attacco. Di fronte a questo scenario, l'Occidente sembra dare due risposte. Una, che circola molto nella vecchia Europa, indica che non c'è soluzione, dunque dovremmo rassegnarci a diminuire il nostro standard di vita perché gli asiatici e poi gli africani prenderanno i nostri lavori. Nel frattempo, viene rivalutata l'economia di Stato, per distribuire in varie forme reddito (poco e stagnante) e debito (tanto e in crescita). Eppure, un'altra strada c'è. La stanno percorrendo i cugini del nuovo mondo.

Uno studio del Boston Consulting Group mostra come nel decennio 2004-2014 la competitività manifatturiera dei principali paesi sia cambiata profondamente. Fatto 100 l'indice di competitività manifatturiera degli Usa, nel decennio la Cina ha perso 9 punti, pur restando con 96 di indice ancora più competitiva degli Stati Uniti. La Germania, secondo grande esportatore mondiale, ha perso 4 punti portando l'indice a 121, ma peggio hanno fatto l'Italia (+10 a 123 di indice) e la Francia (+10 a 124 di indice). Fattori quali i tassi di cambio e il costo dell'energia (l'Italia è in cima con 22,2 cent/kwora su una media di 11,4) hanno giocato, ma su ogni altra cosa hanno pesato il costo e la produttività del lavoro.

In conclusione, il capitalismo industriale ha prima (quasi) eliminato la povertà e poi ha prodotto la globalizzazione. I cittadini dei paesi ricchi hanno una chance: riprendere la marcia verso attività e occupazioni sempre nuove e migliorare di continuo l'efficienza del sistema socio-economico, coniugando creatività e tecnologia. Oppure possono godersi il loro benessere, ancora per qualche tempo, alla maniera della cicala, appesantendo via via le strutture che governano l'economia, puntando dritto verso il baratro della miseria. Che sarà pure lontana, ma prima o poi ci arriviamo.

Commenti

VittorioMar

Mer, 12/10/2016 - 16:40

...certo se si continua così,sara debellata del tutto:SAREMO TUTTI POVERI....TUTTI UGUALI!!

gneo58

Mer, 12/10/2016 - 17:03

per VittorioMar - sbaglia, non tutti poveri, quasi tutti perchè gente che ben sappiamo avranno sempre le tasche la pancia piena e non voglio aggiungere altro.

brunog

Mer, 12/10/2016 - 17:17

Comunismo e capitalismo sono uguali, vogliono tutti uguali e tutti poveri con poche eccezioni.

mcm3

Mer, 12/10/2016 - 17:25

sicuramente non e' una realta' che riguardo l'italia

Ritratto di Carlo_Rovelli

Carlo_Rovelli

Mer, 12/10/2016 - 17:32

Articolo delirante. La realtà è che la povertà aumenta e la forbice tra la minoranza che possiede il 99% della ricchezza mondiale e la massa che si contende il restante 1% è in rapido aumento.

Una-mattina-mi-...

Mer, 12/10/2016 - 17:52

LA GLOBALIZZAZIONE, DA QUEL CHE VEDO, la povertà la sposta soltanto e la scarica sulle spalle di chi ancora lavora, fin che ce n'è.

Ritratto di Flex

Anonimo (non verificato)

Mr Blonde

Mer, 12/10/2016 - 18:16

esiste un sistema, con varie sfaccettature, che è quello occidentale liberale e "capitalistico". Poi esistono gli "ismi", fascismo, nazismo, comunismo, che pongono non l'uomo ma un'idea di stato sopra la libertà dell'uomo, libertà sociale economica e politica. Il resto sono chiacchiere

routier

Mer, 12/10/2016 - 18:46

Due sistemi, entrambi imperfetti. Il Capitalismo distribuisce male la ricchezza, il Comunismo distribuisce equamente la miseria!

audace

Mer, 12/10/2016 - 19:11

è vero ....ma per gli africani, e asiatici, che vengono a farsi campare in Europa. Viva la globalizzazione, a senso unico.

Ritratto di Charette

Charette

Mer, 12/10/2016 - 19:16

Un articolo un po' farlocco, signor giornalista. La notizia vera è che qui in Italia - che a noi interessa di più delle altre latitudini - la povertà cresce. Secondo l'Istat, nel 2015 i poveri sono arrivati a 4,6 milioni. Bene. Si consoleranno leggendo l'articolo e scoprendo che la povertà -a parte loro- si è dimezzata.

lupo1963

Mer, 12/10/2016 - 19:20

welfare non piu' sostenibile un bel CA22O del viscovo dei miei c@gli@ni. Con quello che mi fottono di tasse... E poi la globalizzazione a noi ha regalato il raddoppio della poverta' e l'invasione dei negri...

lupo1963

Mer, 12/10/2016 - 19:22

Il fascismo e' LA terza via tra gli orrori del comunismo e quelli,non migliori,di questo neoliberismo schiavista che chiamate capitalismo .

Ritratto di orione1950

orione1950

Mer, 12/10/2016 - 19:27

Sarà anche vero quello che dice ma io vedo quello che succede alla mia pensione alla mia capacità di spesa: dal 2007 che sono in pensione, la mia capacità di spesa si é dimezzata. Vivo in Francia é pago le tasse sulla pensione in Italia e qui quelle sulla casa. Grazie ai governi di sinistra italiani e le misure che ha adottate la sinistra in Francia. Cio' significa che dove governa la sinistra, la globalizzazione le fa un baffo e la povertà aumenta. Glielo spieghi al pagliaccio ed a hollande.

paolonardi

Mer, 12/10/2016 - 20:07

Leggete in meraviglioso libro: "L'intelligenza del denaro", dove di dimosyra che la dottrina liberale e' l'unica che stimola la crescita e contribuisce al miglioramento di ohni economia e che il socialismo, nelle due varie firme, e' il cancro che affama tutti. E' un consiglio per brunog che non ha studiato i filosofi, tipo Smith e Marx, capostipiti delle dottrine socio- economiche che ci governano.

Ritratto di marapontello

marapontello

Mer, 12/10/2016 - 21:23

Che nichilismo questa volontà di potenza. Tanto la distruzione è inevitabile. Siamo nel Kali yuga

cgf

Mer, 12/10/2016 - 21:55

20 anni fa c'era più potere di acquisto, c'era anche più voglia di fare, migliorare... oggi chi me lo fa fare? cosa è dimezzato negli ultimi 20 anni? non mi pare.

guerrinofe

Gio, 13/10/2016 - 11:24

MA DOVE VIVI PIER LUIGI??? IN VATICANO????? sei fuori di testa,fuori dalla realta ,ma vai in chiesa.??? AGGIORNATI.