Corinaldo, tutti i punti oscuri della tragedia della Lanterna Azzurra

La procura sta torchiando il giovane sospettato di aver utilizzato lo spray urticante. Ma ci sono ancora molti punti oscuri, dalla rampa ai biglietti venduti fino alle uscite di sicurezza

Il procuratore Giovanna Lebboroni ha torchiato per ore il principale sospettato della tragedia di Corinaldo. Il 17enne di origine sudamericane, sospettato di aver spruzzato lo spray urticante nella discoteca Lanterna Azzurra, sembra che abbia fornito elementi molto utili all'inchiesta. "Il mio cliente ha deciso di rispondere alle domande del magistrato", ha spiegato Martina Zambelli, avvocato del giovane, all'uscita dalla Procura di Ancona "e spero che questo sia utile agli sviluppi dell'indagine".

Come riporta Libero, il minore "è in stato di fermo perché i carabinieri hanno trovato nell'appartamento in cui vive, a Senigallia, due etti di cocaina". Ma l'interrogatorio aveva tutto un altro motivo: decine di testimoni sono concordi nel ritenerlo come colui che ballava incappucciato e con in mano una bomboletta spray.

Ma gli aspetti da chiarire sono ancora molti. Innanzitutto la regolarità della rampa in cui sono morti cinque minori e una giovane mamma che accompagnava la figlia al concerto. Secondo le prime indagini, si tratta di uno scivolo in cemento che però termina con degli scalini che non dovrebbero esserci. Eppure gli organi preposti di Corinaldo hanno dato l'ok alla struttura.

C'è poi il problema dei biglietti venduti. Subito dopo la tragedia, i numeri della capienza del locale sono stati diversi, e adesso si è arrivati a 600. Numeri che non hanno minimamente a che fare con le immagini della calca umana dei video della tragedia. Calca che è avvenuta nell'unica uscita di emergenza usata: perché le altre due porte sono state ignorate? Anche su questo punto qualcosa non torna.

Il gruppo "Giustizia per le vittime della Lanterna Azzurra" nato su Facebook e che raccoglie già centinaia di iscritti, si interroga proprio su questo punto. Co e spiegato dall'avocato Corrado Canafoglia, "c'è stata una falla organizzativa, basta guardare i video per rendersene conto. Ora vorremmo capire quanti erano all' interno della discoteca, se le uscite di sicurezza erano tutte aperte, se i buttafuori impedivano l'uscita da alcune porte, se la rampa era regolare o meno. Tutti aspetti ancora da chiarire". Corinaldo attende ancora giustizia.