Così l'innovazione tecnologica salverà la chimica dal crollo

L'ampia disponibilità di prodotti chimici a basso costo ha innescato la congiuntura negativa in Europa. Così Eni ha deciso di investire su prodotti a valore aggiunto

Anche la chimica soffre del crollo dei consumi innescato dalla crisi economica del 2008, e dall'arrivo di megacomplessi petrolchimici in Medio Oriente che, favoriti dall'ampia disponibilità di materie prime a basso costo, hanno determinato un rapido aumento dell'offerta di prodotti (soprattutto plastiche semplici).

Il risultato è un inasprimento della competizione internazionale non solo sui tradizionali mercati di export ma anche sugli stessi mercati europei, con operatori mediorientali che hanno acquisito una presenza stabile e consolidata.

Il boom dello shale gas negli Stati Uniti d'America ha generato un'elevata disponibilità di materia prima ed energia a basso costo (etano) che ha rilanciato la competitività della petrolchimica statunitense stimolando massicci investimenti in capacità produttiva, che in prospettiva accresceranno la pressione competitiva sul mercato europeo.

La strategia di Eni prevede un riposizionamento del portafoglio per intercettare i nuovi flussi di crescita della domanda: da un lato puntando sull'innovazione tecnologica e su nuovi prodotti ad alto valore aggiunto, dall'altro allargando la presenza internazionale in mercati a maggiore potenziale di sviluppo.

La chimica verde è oggetto di forte attenzione poiché presenta elevate potenzialità di crescita, anche viste le probabili evoluzioni normative a livello europeo e i trend di mercato che spingono verso un'economia sempre più verde e sostenibile.

Gli impianti

di Porto Marghera

Gela e Porto Torres

A una settimana dall'accordo su Gela, è stato firmato al ministero dello Sviluppo economico un altro importante protocollo d'intesa per il rilancio del petrolchimico di Porto Marghera per lo sviluppo di un polo tecnologico integrato di chimica verde grazie alla partnership siglata a febbraio 2014 con la società americana Elevance Renewable Sciences. Nel maggio 2011 era stato sottoscritto il «Protocollo di intesa per la Chimica Verde a Porto Torres» per la riqualificazione del sito industriale.

I primi prodotti, da fonte rinnovabile a marchio Matrìca, troveranno applicazione nelle bio-plastiche, nei bio-lubrificanti (oli idraulici e oli motore), negli additivi per gomme e polimeri (oli estensori e plastificanti), oltre che nell'agricoltura e nel personal care.

Matrìca ha avviato già dal 2012 un Centro di Ricerca, che include un laboratorio di analisi e 7 impianti pilota, e si sviluppa complessivamente su un'area di oltre 3.500 metri quadri.

Gli impianti pilota sono un elemento fortemente qualificante del centro di ricerca, in grado di continuare lo sviluppo di processo delle nuove tecnologie implementate e lo sviluppo di prodotti sempre più avanzati, nonché produrre campioni per i test di mercato. Fondamentale è inoltre il loro ruolo per lo scale-up delle diverse fasi del processo.

ll Centro opera in sinergia con i centri di ricerca di Novamont - da cui le tecnologie sono nate - e quelli di Versalis per i settori di specifico interesse, nonché in collaborazione con istituti nazionali e internazionali di primario livello e con il sistema regionale della ricerca.

Il progetto prevede anche la sperimentazione, a cura di Novamont, di colture agricole locali che possano essere idonee ad alimentare gli impianti di Matrìca: ad oggi sono 400 gli ettari coltivati a cardo, pianta autoctona sarda. Sono inoltre in corso sperimentazioni, su piccole estensioni, con altre arido-colture oleaginose di potenziale interesse industriale.

Il progetto Matrìca ha ottenuto di recente un finanziamento pari a 70 milioni di euro della durata di 12 anni da parte della Banca Europea per gli Investimenti (Bei), in considerazione dell'alta innovazione, della sostenibilità ambientale e dell'impatto sul territorio del progetto. Un altro successo di Eni.