Così si cura il piede diabetico

La rivascolarizzazione può evitare di dovere ricorrere all'amputazione

La neuropatia diabetica è un'alterazione del sistema nervoso periferico che si manifesta principalmente con formicolii, crampi, disordini dell'andatura e alterazione della sensibilità, con incapacità di percepire dolore, caldo e freddo a livello delle estremità inferiori. Si associa alla arteriopatia diabetica, una condizione patologica che si riferisce a problemi di circolazione del sangue nella rete periferica. Comporta un'insufficienza nell'apporto di ossigeno nei tessuti, con comparsa di dolore, ulcere e cancrene. Elevati i progressi che si sono registrati nel controllare queste patologie, drammatiche complicanze del diabete: oggi si riesce a recuperare l'attività del microcircolo.

Molti i centri che hanno acquisito una elevata specializzazione. In Lombardia il Gruppo ospedaliero San Donato (Ircss) ha aperto un Centro, diretto dal dottor Giacomo Clerici, per lo studio e la cura del piede diabetico, presso l'Istituto di Cura Città di Pavia e gli Istituti Clinici Zucchi di Monza. La nuova équipe ha un approccio multidisciplinare: chirurgia vascolare, chirurgia plastico-ricostruttiva, medicina interna, emodinamica ed ortopedia (sitowww.ilpiedediabetico.it). Il piede diabetico è una temibile complicanza cronica del diabete: si sviluppa come conseguenza di neuropatia ed arteriopatia, comorbidità tipiche della malattia metabolica d'origine. Il nostro Paese è tra i più avanzati al mondo nella cura del piede diabetico e soprattutto nel contrastarne le conseguenze più grave, ovvero il ricorso alla chirurgia demolitiva che prevede amputazioni dell'arto, per la cangrena . Negli ultimi anni grazie ad un maggior controllo dello zucchero nel sangue si è registrato un abbattimento del 30% delle amputazioni, spesso evitabili con una diagnosi tempestiva e la corretta terapia.

Oggi ridurre il numero delle amputazioni è possibile grazie alla collaborazione di specialisti e all'utilizzo di nuove tecnologie, sia nel campo della rivascolarizzazione, sia in quello dei tessuti ingegnerizzati, settori questi in cui si è sviluppata una grande esperienza.

Il movimento, l'alimentazione, un corretto stile di vita è fondamentale nel contrastare il diabete, come ricordano sempre i diabetoligi. Giulio Mariani , responsabile della diabetologia dell'ospedale San Carlo di Milano, sensibilizza a tal fine anche i medici sul territorio e organizza iniziative per promuovere la lotta alla sedentarietà.

Tutti questi sforzi hanno prodotto concreti risultati: sono scesi del 21% i ricoveri per diabete effettuati negli ospedali italiani. Dai 33.183 del 2012 si è passati ai 26.213 del 2013. Lo ha rivelato una indagine i cui dati sono stati pubblicati dal ministero della Salute. La riduzione è avvenuta quasi interamente nei ricoveri delle persone di età superiore a 35 anni, passati da 17.101 a 10.848 mentre i ricoveri di under -35' sono scesi di pochi punti percentuali dal 16.082 a 15.365. Nel 2013 i tre quinti dei ricoveri coinvolgono persone presumibilmente con diabete di tipo 1. Complessivamente I ricoveri per diabete che nel 2002 erano 87.329 ed erano già scesi a 33200 nel 2012 si sono idotti del 70% in 12 anni. Non è invece cambiata la percentuale di ricoveri in regime diurno che comunque è scesa negli adulti dal 76% al 69%.

Uno recente studio condotto da ricercatori dell'università di Pisa ha dimostrato che la ridotta quantità di insulina nel diabete di tipo 2 sembra essere dovuta non solo alla morte delle cellule beta, come generalmente ritenuto, ma soprattutto al fatto che molte di tali cellule, pur vive, non riescono a produrre l'insulina, con conseguente aumento delle concentrazioni di glucosio nel sangue e sviluppo del diabete.