Cristina, sparita nel nulla dal piazzale del convento nel 1992

La mamma Marisa racconta: "L'uomo che confessò di aver ucciso mia figlia era già in carcere per stupro, ma uscì poco dopo per buona condotta"

Era il 1992, quando Cristina scomparve nel nulla. Alla madre aveva detto che sarebbe andata in convento a Cesena, ma lì, sul piazzale, venne ritrovata solamente la sua macchina. E Marisa, da allora, vive il dramma di essere sopravvissuta alla propria figlia.

Il primo settembre del 1992, Cristina, 21 anni, uscì di casa poco dopo le 14.00: "Mi salutò dicendomi che andava in convento da Padre Lino, salendo poi sulla sua Cinquecento azzurra con una bella camicia a fiori", ha raccontato Marisa a Libero. Quella fu l'ultima volta che la donna vide sua figlia. Dopo che Cristina uscì di casa, Marisa racconta che per "dieci minuti (esattamente dalle 14.20 alle 14.30) ogni cosa che prendevo in mano mi scivolava: pensai immediatamente ad un brutto presagio". Non vedendo rientrare la figlia, i genitori andarono a cercarla al convento dei Cappuccini e, al loro arrivo, trovarono "la macchina posteggiata e bussammo alla porta di padre Lino, che ci disse che non l' aveva mai vista quel pomeriggio". Padre Lino, ora deceduto, era il priore della chiesa che frequentava la ragazza ed "era diventato il punto di riferimento morale di tutta la nostra famiglia".

Inizialmente, la scomparsa della 21enne venne trattata come allontanamento volontario: gli investigatori, "dicevano a me e a mio marito Giovanni che sarebbe ritornata". Dopo qualche giorno, le forze dell'ordine iniziarono a prendere diversamente la scomparsa e sentironono diversi testimoni, tra cui il fidanzato di Cristina, risultato estraneo alla vicenda. A quel punto, gli investigatori decisero di perquisire il convento dei Cappuccini ma, "il permesso venne negato dal sacerdote che si adirò per la richiesta".

Poi, qualche settimana dopo, nella zona di Cesena scomparve un'altra ragazza: Chiara, che uscì di casa per andare a trovare la nonna e sparì nel nulla. Si iniziò subito a pensare a un serial killer. Ma poi, "accadde una cosa a dir poco strana: Padre Lino, sempre lui, ricevette una telefonata anonima che rivelava come il corpo di Chiara fosse nel fiume Savio e quello di mia figlia Cristina nel Tevere, al fianco di un convento dei cappuccini ben identificato". Gli inquirenti trovarono il corpo di Chiara nel Savio, ma "non cercarono quello di Cristina". "Devo gridare al mondo intero che sono stati fatti degli errori nelle indagini- dice Marisa- Troppe disattenzioni", a partire dall'aver considerato la scomparsa della 21enne come allontanamento volontario.

Poi, come ricorda Fanpage, nel 1995, tre anni dopo la sparizione di Cristina, nella stessa zona, un'altra ragazza venne stuprata. In manette finì Emanuel Boke, un senegalese di 40 anni. Mentre è in carcere, il 40enne ricevette una visita: si trattò, secondo quanto racconta Marisa, di Padre Lino che, ai carabinieri disse di aver "raccolto in sede di confessione le confidenze di chi aveva violentato e ucciso mia figlia". Quando i genitori di Cristina vennero a sapere della confessione, scoprirono che Boke "guarda caso aveva lavorato come muratore proprio nel convento di Padre Lino per tre anni".

Ma Boke, che all'epoca dell'ammissione era già in carcere per stupro, uscì dopo poco tempo, grazie alla buona condotta. Poi, "ci cercò per dirci che non era vero e che aveva confessato per uscire di prigione, ma che non aveva fatto niente a nostra figlia. Dopodiché scomparve nel nulla".

C'è un'unica figura che unisce Cristina a Boke: Padre Lino che, secondo quanto raccontato dalla mamma della 21enne, si sarebbe "contraddetto più volte quando venne nelle immediatezze interrogato". Infatti, prima "disse che non aveva visto né sentito Cristina, in seguito disse che si erano sentiti e che l'aveva attesa sulla porta del convento. Senza dimenticare che non volle mai far perquisire la canonica". Forse, ipotizza Marisa, Padre Lino sapeva "qualche cosa di più di ciò che ha detto".

Infine, nel 2010, i resti di Elisa Claps, scomparsa nel 1993, vennero ritrovati nella soffitta di una chiesa di Potenza: per Marisa è la possibilità di ricominciare a sperare di poter trovare il corpo della figlia. Gli inquirenti, secondo quanto riporta Fanpage, entrono nel convento di Cesena, per rilevare la presenza di ossa, ma trovano solamente quelle appartenenti ad alcuni frati. Di Cristina nessuna traccia. "Vorrei anche solo un osso di mia figlia. Per poter piangere su di esso", dice Marisa che è diventata referente dell'associazione Penelope Italia, che si occupa di aiutare le famiglie delle persone scomparse. Il corpo di Cristina non è stato ancora trovato ma lei "vive con me ed è dentro di me. Mi guida in ogni mia azione".