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Crociata femminista di Lilli: il testosterone rovina il mondo

Crociata femminista di Lilli: il testosterone rovina il mondo

«Siamo più brave e più competenti e chiediamo il potere». Ecco la dichiarazione di guerra di Lilli Gruber. C'è il femminismo che rivendica la parità, quello che chiede il riconoscimento delle differenze e c'è quello che riconosce una sola differenza: le donne sono meglio degli uomini, punto.

Il mezzobusto delle Otto e mezzo di La7, dopo una vita di conduzione di trequarti, svela un nuovo lato della propria personalità in un libro battagliero (...)

(...) fin dal titolo: Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone (edizioni Solferino). Gruber lo presenta con un'intervista al settimanale Io Donna in cui conferma la finalità del saggio: far discutere provocando. Si direbbe un atteggiamento testosteronico, eppure la giornalista che vanta un curriculum di spicco nel servizio pubblico e una professionalità ampiamente riconosciuta, attribuisce all'ormone tipicamente maschile la paternità praticamente di tutti i mali del mondo.

Per affrontarli e salvare il pianeta c'è un solo sistema: mettere gli uomini in posizione di minorità e lasciare spazio alle donne che, a quanto pare, sono tutte capaci a prescindere: «La battaglia per il potere alle donne va di pari passo con la battaglia per la sopravvivenza del pianeta».

Ma quali sono le colpe degli uomini? «Le tre v maschili, volgarità, violenza, visibilità - incalza la Lilli nazionale -, risultato di una virilità impotente e aggressiva, devono essere sostituite da empatia, diplomazia, pazienza». Dopo una vita spesa anche sul campo, come inviata del Tg1 reduce da impegnativi scenari di guerra, Lilli abbraccia in pieno e acriticamente anche la battaglia del MeToo, rievocando episodi personali: «L'alto manager di una multinazionale che quando entro per un'intervista mi chiede Signora o signorina? e io gli rispondo E lei, signore o signorino? - racconta -. L'incontro con il direttore Rai che esordisce con Complimenti per l'ottimo profumo. E io ribatto: Grazie, e lei che profumo usa?. Niente di grave, ma se sei un uomo di potere, e io ancora una giovane precaria, la prima cosa che mi chiedi è il mio profumo? C'è qualcosa che non va. I complimenti si fanno alla moglie o alla fidanzata». Gruber esclude che Ursula von der Leyen o Christine Lagarde si comportino così. Anche se in realtà ci sono casi di donne al potere inciampate in atteggiamenti «machisti».

Gruber non trascura i riflessi politici delle sue rivendicazioni: «Mi ha ispirata Salvini: basta con tutto questo testosterone, mi sono detta». Uomini tutti bocciati, insomma, ma quelli di un certo colore politico di più: «Non è più tollerabile che così tanti Paesi importanti nel mondo, dagli Usa al Brasile, siano in mano a un'internazionale di bifolchi misogini che fanno danni non solo alle donne, ma a tutti». La giornalista ricorda l'esperienza da europarlamentare di sinistra ma non promuove la linea renziana sui posti di potere: fifty-fifty non basta. «Penso sia un buon inizio -dice- e una mossa necessaria, anche se gli ho fatto notare che il 50:50 va rispettato nella sostanza: sia quando stili le liste sia quando dai gli incarichi ministeriali o di partito. Poi sta alle donne votare le donne»

Tesi che ignorano le vere

differenze, quelle che col genere non c'entrano. Con queste premesse la conclusione è draconiana: «Gli uomini devono essere rieducati, imparino a essere più femminili». Ma poi potremo riprenderci il potere?

Giuseppe Marino

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