Dai capo clan ai terroristi: ecco gli ergastolani ​sottoposti al carcere duro

Sono 1.200 i detenuti che stanno scontando l'ergastolo ostativo, misura riservata ai super criminali che non si sono pentiti. Ora i ricorsi dei boss mafiosi saranno accolti

Uno sguardo potrebbe essere un messaggio, un gesto con la mano una condanna a morte. Per questo, i super criminali vivono in blocchi del carcere "riservati", che non permettono interazioni con gli altri detenuti. È il trattamento riservato a coloro cui è stato imposto il 41 bis, che prevede l'ergastolo ostativo.

E dei 1.790 condannati a vita, sarebbero, secondo i dati di Nessuno tocchi Caino riportati dal Messaggero, 1.250 quelli che sono stati sottoposti all'ergastolo ostativo e corrispondono ai due terzi. I super criminali sono capimafia, picciotti, killer spietati, brigatisti, terroristi, sequestratori e pedofili. La loro vita dietro le sbarre è diversa rispetto a quella degli ergastolani comuni, dato che a loro non è permesso chiedere la libertà condizionale, né le misure alternative alla detenione e neppure i permessi. A meno che non scelgano di collaborare.

L'articolo 4 bis, infatti, prevede la possibilità per gli ergastolani di collaborare con lo Stato e iniziare un processo di ravvedimento, che potrebbe aprirgli uno spiraglio nelle porte del carcere. Ma sono ancora molti quelli che piuttosto che "piegarsi", rimangono fedeli alla loro causa.

E tra i boss irriducibili, in carcere ci sono Leoluca Bagarella, Giovanni Riina, Benedetto Santapaola, Antonino e Rocco Pesce, Michele Zagaria, Giuseppe Pelle, Giovanni Strangio e Sebastiano Nirta. E l'unico a lamentarsi delle condizioni di vita in cella è stato Michele Zagaria, capo clan dei Casalesi che, lo scorso febbraio, aveva parlato di una "situazione disumana". Gli altri boss, invece, non sembrano soffrire il regime cui sono stati sottoposti.

Ieri, però, la Corte europea dei diritti dell'uomo aveva chiesto all'Italia di riformare la norma sul carcere duro per i condannati all'ergastolo ostativo, bocciando il ricorso dello Stato italiano. Ma, "la legge italiana non cambia, la sentenza è un' indicazione all' Italia a modificare un sistema che si ritiene non in linea con la giurisprudenza della Corte", ha spiegato ad AdnKronos Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti dei detenuti.

La decisione della Corte europea è arrivata dopo la richiesta di Marcello Viola, detenuto per mafia, che aveva sottolineato come il carcere duro violasse l'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, che proibisce i trattamenti inumani e degradanti.

Ora, i super criminali potranno chiedere di accere ai benefici e l'Italia dovrà adeguare la legge a quanto deciso a Strasburgo. I ricorsi alla Corte europea probabilmente verranno accolti e l'Italia subirà una serie di condanne. Ma il 22 ottobre, la Corte Costituzionale deciderà se la norma sul carcere ostativo sia o meno legittima e la sentenza della Cedu potrebbe influenzare anche la Consulta. "La decisione non induce alcun automatismo, ora si tratterà solo di ragionare- aggiunge Palma- Teniamo presente che l’ergastolo ostativo preclude non tanto i benefici ma anche la liberazione condizionale che il giudice può dare dopo 26 anni considerando il percorso della persona".

Commenti

scorpione2

Mer, 09/10/2019 - 13:48

E SI ORA HANNO FRETTA TUTTI, PRIMA CHE CAMBIANO LE LEGGI FACCIAMO USCIRE TUTTI.