Una demenza curabile

L'idrocefalo normoteso si può trattare con una derivazione del liquor

«Il vero problema dell' idrocefalo normoteso – spiega il neurochirurgo Alfredo Pompili, direttore fino al gennaio di quest'anno della neurochirurgia dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma – non è il suo trattamento, efficace in molti casi, ma la corretta diagnosi e indicazione terapeutica. Può accadere infatti che questo quadro clinico venga confuso con un Alzheimer, una demenza senile cerebrovascolare o un Parkinson a livello iniziale e quindi non sia trattato adeguatamente. Si stima che di tutte le forme di demenza senile, l'idrocefalo rappresenti una percentuale che oscilla tra l'1 e il 6%. È importante una diagnosi la più precoce e attendibile – precisa il dottor Pompili - poiché rappresenta una delle poche forme di demenza rimediabili se trattata. Si evita così il declino cognitivo che può evolvere verso una vera demenza, irreversibile».

L'idrocefalo normoteso è una patologia neurologica ad andamento progressivo. Per cause ancora ignote i pazienti affetti da idrocefalo presentano un disequilibrio tra produzione e riassorbimento di liquor, con conseguente accumulo di quest'ultimo e comparsa nella maggior parte dei casi di sintomi quali disturbo dell'andatura, incontinenza urinaria e deficit a livello cognitivo, ma anche altri sintomi quali mal di testa, vertigini, disturbi della memoria. Sono sintomi spesso sovrapponibili ad altre patologie quali Alzheimer o altre forme di demenza senile. Più frequentemente – precisa il dottor Pompili – l'idrocefalo è secondario a traumi, tumori, interventi chirurgici, emorragie, meningiti. Pompili, dopo la laurea a Roma, all'università La Sapienza, si è specializzato presso la Scuola di neurochirurgia della stessa Università con il professor Guidetti. Ha lavorato presso la divisione di neurochirurgia dell'Istituto Regina Elena divenendone responsabile nel 2008. Numerosi gli stages all'estero, tra questi uno, per un anno, all'Hopital Foch di Parigi- Suresnes con il professor Guiot.

Il termine idrocefalo normoteso, dal greco «Testa piena d'acqua», è comunque improprio poiché in realtà il monitoraggio della pressione intracranica condotto per 48 ore può dimostrare fasi ricorrenti di aumento della pressione rispetto ai valori normali. «Nel 75% dei casi – ricorda il dottor Pompili - un intervento di derivazione liquorale può offrire un rapido quanto considerevole recupero, a differenza di forme ben più gravi e degenerative di demenza. Gli anziani affetti da idrocefalo in fase iniziale sono persone spesso lucide, che leggono e dialogano, ma che camminano a piccoli passi e hanno difficoltà a memorizzare.

La diagnosi si effettua con un corretto inquadramento clinico - neurologico, l'esecuzione di una Tac o una Risonanza Magnetica e, successivamente la conferma finale del neurochirurgo attraverso la sottrazione di una modica quantità di liquor con una puntura lombare o con la misurazione dei valori di pressione liquorale mediante il posizionamento di un piccolo catetere a livello cerebrale. Questo catetere è collegato a un software che tiene monitorato l'andamento della pressione all'interno della testa. Se le informazioni raccolte confermano la diagnosi, si procede con un intervento di neurochirurgia piuttosto semplice: si applica un catetere posto all'interno del ventricolo cerebrale e poi sotto la cute del cranio. Attraverso un raffinato sistema idraulico valvolare, sempre posizionato sotto la cute come se fosse un pace-maker cardiaco, porta il liquido in eccesso in addome, a livello del cavo peritoneale, dove il liquor viene assorbito, permettendo al paziente il recupero delle sue capacità motorie e mentali».