Detenuto aggredisce un agente nel carcere di Lecce

Ruggero Damato, vicesegretario regionale dell'Osapp, chiede che venga applicato per casi del genere l'articolo 14 bis

La notizia si è diffusa tramite una nota dell'Osapp (Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria) ed ha suscitato indignazione. Attorno alle 16 di venerdì 9 agosto un detenuto 40enne brindisino ha aggredito un agente. Dopo averlo colto di sorpresa, gli ha sferrato una serie di pugni ferendolo all'occhio sinistro e ad un orecchio. Il triste episodio si è verificato nella casa circondariale di Lecce. Stando alla ricostruzione fornita dai vertici sindacali, all'uscita dal locale dove si trova la doccia (all'esterno della sua camera di pernottamento) senza una motivazione apparente, il detenuto si sarebbe scagliato con forza contro l'assistente capo deputato al servizio nella sezione Reis (Reparto ad elevato indice di sicurezza). Il malcapitato è stato colpito ripetutamente con una raffica di pugni e per tale motivo è stato condotto presso l'ospedale "Vito Fazzi". Qui, salvo complicazioni, ha avuto una prognosi di dieci giorni. Il responsabile già in passato avrebbe manifestato atteggiamenti aggressivi nei confronti di altri detenuti, tanto da essere spostato in vari reparti prima di arrivare al Reis. Ma nemmeno in questa sezione che ospita coloro che non si adattano alle norme e alle regole del regime carcerario, la situazione sembrava essere migliorata.

Purtroppo eventi del genere non sono una novità nelle carceri pugliesi. Lo rammenta Ruggiero Damato, vicesegretario regionale dell'Osapp che ha deciso di scrivere alla Prefettura di Lecce e al sindaco Carlo Salvemini. Per Damato è inaccettabile che non venga applicato al recluso l'articolo 14 bis e che un poliziotto debba di conseguenza essere massacrato fisicamente e psicologicamente. La responsabilità, a suo dire, non ricade sul comando di polizia penitenziaria. La competenza, infatti, spetta alla dirigenza del penitenziario ed alla Regione. L'articolo menzionato prevede il regime di sorveglianza speciale fino a sei mesi e prorogabile per tre mesi a carico di chi adotta comportamenti tali da turbare l'ordine negli istituti penali. In questo caso l'Osapp chiede altresì il trasferimento del detenuto in un'altra casa circondariale.