Dietro alla quinte dell'Intelligence: Mori si racconta tra terrorismo e mafia

Venerdì 13 gennaio nell'Auditorium Gaber del Pirellone il Generale dei Carabinieri Mario Mori si è racconta tra terrorismo e le strategie e difficoltà dei Servizi segreti italiani

Mario Mori è un eroe italiano. Una carriera come poche al servizio dei cittadini e dello Stato. Dalla lotta al terrorismo negli anni del sequestro e dell'omicidio di Aldo Moro, all'arresto di Salvatore Riina, alla fondazione del ROS, fino agli anni a capo del Sisde.

Terrorismo e intelligence

Il Generale Mori durante un incontro organizzato dal Consigliere Regionale, Fabio Altitonante, con il Consigliere Comunale, Pietro Tatarella all'Auditorium Gaber del Pirellone ha presentato il suo libro “Servizi e Segreti. Introduzione allo studio dell'Intelligence”. Terrosimo, intelligence e le vicessitudini giudiziarie che hanno carettarizzato la carriera del Generale. L'uccisione del terrorista Amis Amri, freddato da un poliziotto italiano a Milano, ha aperto un dibattito sulle qualità dei nostri agenti tra quelli del "è stata solo fortuna" a quelli del "è un eroe". "In Italia abbiamo un personale di sicurezza, come polizia carabinieri e guardia di finanza molto ben preparato ed efficente, quindi non c'è da stupirsi" ha ammesso a ilGiornale.it. "Bisogna anche riconoscerli la bravura nelle loro operazioni" ha sottolineato Mori. Ovviamente la fortuna, come gli incidenti possono capire.

Nelle sue parole anche una piccola stoccata alle istituzioni: "Siamo un pò in ritardo. Questo tipo di terrorismo si combatte investendo, mettendo tanti soldi, certamente il governo deve investire". Pare essere questo infatti l'unico modo per combattere il terrorismo. Da Parigi a Nizza e Berlino, infatti gli attacchi al cuore dell'Europa non sono mancati ma l'Italia non ne è stata ancora vittima. "Siamo un pò fortunati e siamo in ritardo rispetto ad altri Paesi. Io penso che tra 10-15 anni ci troveremo anche noi li in mezzo".

L'affondo ai magistrati e l'assoluzione

Durante la presentazione, in cui hanno anche partecipato il promotore della Marianna, Giovanni Negri, il giornalista Mediaset, Enrico Fedocci, e il giornalista de Il Dubbio, Giovanni Jacobazzi, si è anche parlato di Magistratura e diritto. Mori viene dall'ennessima assoluzione: "Non può ritenersi provato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che gli imputati abbiano posto in essere la condotta loro contestata con la coscienza e la volontà di favorire il latitante Bernardo Provenzano" ha sentenziato la corte d'appello di Palermo il 15 novembre 2016. Mori in chiusura dell'appuntamento organizzato da Consigliere Regionale, Fabio Altitonante ha voluto lanciare un messaggio anche ai Magistrati: "Le loro indagini, i viaggi per andare in Tribunale per difendermi da accusa infamanti mi mantengono giovane e incazzato". E ancora: "Con loro guadagno anni di vita, però io sono fortunato che posso permettermelo economicamente, il mio pensiero va invece a quei cittadini che non possono stare dietro ad aule di tribunali e magistrati". Un affondo più che lecito da un uomo che ha messo in ginocchio la mafia e il terrorismo e che più volte si è visto indagato per favoreggiamento.