Quella diossina è dell'Ilva, anzi no

Si acuisce lo scontro tra governo e Regione Puglia sull'inquinamento dello stabilimento siderurgico. Sullo sfondo i sempre più tesi rapporti tra il premier Renzi e il governatore Emiliano

"Abbiamo incaricato la nostra società Ispra (Istituto superiore per la protezione ambientale) di effettuare una indagine sui picchi di diossina registrati nei mesi scorsi al rione Tamburi di Taranto”, ha dichiarato il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, Gian Luca Galletti, questa mattina nel capoluogo pugliese, al margine del precetto pasquale celebrato all'interno dello stabilimento Ilva di Taranto. Insieme a lui c’erano anche i tre commissari straordinari, Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi. Tutti presenti alla messa che, come vuole tradizione, riunisce le maestranze dell'acciaieria. “Stiamo aspettando i risultati delle analisi e dovrebbero arrivare nel giro di qualche settimana” ha aggiunto Galletti. Manca poco, quindi, per accertare ufficialmente i dati di inquinamento prodotti dallo stabilimento siderurgico.
Certo, i valori emersi dalle analisi eseguite sul quartiere Tamburi agitano i sonni di molti. Si tratta di 791 picogrammi su metro quadro giornalieri nel novembre 2014 e 212 picogrammi su metro quadro nel febbraio 2015, valori secondi solo al disastro di Seveso.
Sulla fonte di provenienza della sostanza inquinante molto si discute, tra dubbi e certezze. Secondo un ingegnere del Politecnico di Torino, incaricato dall’Ilva di valutare i dati a disposizione, il quantitativo rilevato non è da attribuire all'attività dello stabilimento siderurgico. Per l'ex direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato, invece, potrebbe essere addebitabile all'impianto di agglomerazione dell'acciaieria. "Abbiamo dato incarico all'Ispra - ha confermato il ministro - di fare questo accertamento per verificare l'anomalia emersa in uno dei controlli fatti per stabilire da dove proviene quella anomala presenza di diossina nell'aria".
Dal canto suo, Galletti ha osservato che "l'ultima verifica prevista dall'Aia, effettuata nell'agosto 2015, ha dato esito positivo, nel senso che avevamo rispettato l'80 per cento delle prescrizioni così come era previsto. Nella Legge di stabilità ultima ci sono 800 milioni per continuare nell'ambientalizzazione e andremo avanti".
Resta sempre la proposta del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, spina nel fianco del premier, che aveva chiesto di eliminare il carbone nel ciclo produttivo dell'Ilva, ma il ministero ha precisato, secondo agenzia, che “non c'è bisogno di un orientamento. Credo - ha aggiunto - che ormai l'economia mondiale vada verso quella direzione.”
Insomma la tensione resta alta quando si prova a parlare di futuro dell'Ilva e tra governo e Regione sembra un dialogo tra sordi.
Nel frattempo resta incerto il futuro per gli operai dell’Ilva e per la città, restando insoluti i nodi del ricatto occupazionale: salute o lavoro? E' questo il vero grande calvario di Taranto.