La dipendenza da videogiochi è una malattia mentale

L'Organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto ufficialmente la patologia

La dipendenza da videogiochi è diventata ufficialmente una malattia: l'Organizzazione mondiale della sanità, infatti, ha inserito il gaming disorder tra l’elenco dei disturbi mentali nell'undicesima edizione della classificazione internazionale delle patologie (International Classification of Diseases), nel quale sono registrare oltre 55mila malattie.

La dipendenza da gioco digitale consiste – si legge – "in una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita". La novità significa che, per l'Oms, giocare ai videogames può creare una dipendenza e un comportamento compulsivo, distogliendo da altre attività della vita quotidiana.

Gaming disorder

La patologia, che l'Oms ha individuato è caratterizzata da un modello di comportamento di gioco persistente o ricorrente ("gioco digitale" o "videogioco"), che può essere online (ad esempio su Internet) o offline, "manifestato da: 1) compromissione del controllo sui giochi (ad esempio inizio, frequenza, intensità, durata, termine del gioco, contesto); 2) crescente priorità data al gioco nella misura in cui questo ha la precedenza su altri interessi e altre attività quotidiane; 3) continuazione o escalation nel giocare malgrado conseguenze negative già manifestate".

Tale modello comportamentale, scrive ancora l'agenzia speciale dell'Onu, "è di gravità sufficiente a causare una compromissione significativa in ambito personale, familiare, sociale, educativo, professionale o di altro tipo". Lo schema del comportamento di gioco può essere continuo o episodico e ricorrente ma per una diagnosi "occorre un periodo di osservazione di almeno 12 mesi, anche se questa durata può essere abbreviata se tutti i requisiti diagnostici sono soddisfatti e i sintomi sono severi".

L'auspicio dell'organizzazione è che il riconoscimento di questo tipo di dipendenza possa favorire il ricorso a opportune terapie, arrivando anche a includerla nelle polizze assicurative sanitarie. Insomma, occhio a non farsi rapire troppo dalla realtà virtuale nella quale i videogiochi ci catapultano.