Due agenti penitenziari si tolgono la vita in poche ore

Due guardie carcerarie si suicidano tra Toscana e Campania, in tre anni i morti sono più di quaranta. La rabbia dei sindacati: "Non si può far finta di nulla"

Prosegue la mattanza silenziosa degli agenti della Polizia penitenziaria. A distanza di poco meno di 24 ore, due guardie si sono tolte la vita, uno in Toscana e l’altro in Campania.

Il primo tragico episodio s’è registrato a Massa quando, nel primissimo pomeriggio di lunedì scorso, un agente di 47 anni, originario di Santa Maria Capua Vetere nel casertano, ha deciso di togliersi la vita nel penitenziario locale sparandosi un colpo alla testa con l’arma d’ordinanza. La seconda tragedia s’è consumata a Napoli, dove un’altra guardia carceraria in servizio presso il carcere di Poggioreale, 50enne, ha deciso di farla finita impiccandosi in casa sua.

A giugno, un altro suicidio s’è registrato a Triste dove a scegliere di rinunciare alla vita è stato un agente di 32 anni. Come riportarono i sindacati di categoria in quell’occasione, nell’ultimo trienno si sono suicidati più di quaranta agenti e, dal 2000 a oggi, i casi di suicidio che hanno interessato i membri della Polizia Penitenziaria sono stati più di cento.

Il Sappe, sindacato degli agenti penitenziari, lancia l’ennesimo grido d’allarme: “'L’amministrazione Penitenziaria non può continuare a tergiversare su questa drammatica realtà. Non si può pensare di lavarsi la coscienza istituendo un numero di telefono - di Roma! - che può essere contattato da chi, in tutta Italia, si viene a trovare in una situazione personale di particolare disagio. Servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del Personale di Polizia Penitenziaria. Come anche hanno evidenziato autorevoli esperti del settore, è necessario strutturare un'apposita direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell'Amministrazione Penitenziaria".

Commenti

emigrante

Mer, 10/08/2016 - 12:21

Li capisco bene, e manifesto loro la mia piena solidarietà. Dalla posizione “privilegiata” di detenuto, per tre mesi li ho visti lavorare, fare turni massacranti, doversi barcamenare nei rapporti con le persone loro affidate (non tutti precisamente dei galantuomini) tra la necessità di conformarsi al proprio ruolo, e quello di rimanere “umani”. In condizioni davvero difficili, a controllare drogati, violenti, gente che di punto in bianco dava i numeri... e con la percezione di essere disprezzati, derisi, odiati. Sempre sul chi vive per la propria incolumità. E predestinati tutti alla gogna mediatica quando uno di loro non è all’altezza del compito e agisce scorrettamente, o così a ogni costo qualcuno voglia dimostrare.

emigrante

Mer, 10/08/2016 - 12:23

(2^ invio) . C’è ampia carne al fuoco per deprimersi, e trovare la scorciatoia per il suicidio. In questo quadro la mia voce vale ben poco, ma sento comunque il dovere di ringraziare questi Lavoratori, se non altro per la cordialità con cui, loro “ospite”, mi hanno trattato, e gioito con me nel momento in cui sono tornato libero. Auspico il giorno in cui vi saranno riconosciuti il rispetto e lo stipendio che meritate.

stesicoro

Mer, 10/08/2016 - 13:43

I miei complimenti, emigrante!

Ritratto di RubinRomario

RubinRomario

Gio, 11/08/2016 - 06:23

Emigrante... tu sei un ruffiano nella vita e hai continuato ad esserlo anche in carcere. Ritornando all'articolo dico solo questo,lavorare come "agente penitenziario" non é un'opportunitá di lavoro bensí una scelta di vita, dettata dalla propria indole.Chi rispetta viene rispettato come in qualsiasi altro campo,chi compie abusi e infamie viene odiato dai residenti e apprezzato dai colleghi, chi subisce in silenzio viene sottomesso... dai propri colleghi. I casi di suicidio secondo me vanno ricercati su certe "vergogne e debolezze" personali per cui é impossibile sostenere lo sguardo di un altro collega o di un qualsiasi residente... chi ha fatto il carcere da uomo e non da ruffiano sa quello che dico. Anche i colleghi dei suicidi lo sanno.I sindacati preferiscono la tesi dei turni massacranti (non ci si ammazza per i turni massacranti!)per specularci sopra da perfetti sciacalli. Come sempre.

Reziario

Gio, 11/08/2016 - 08:45

@emigrante: Grande commento, scritto da uno che ha vissuto in prima persona le cose, e non-come spesso accade-da gente che non sa nulla e ciancia.

98NARE

Gio, 11/08/2016 - 10:22

RIBADISCO PENE MOLTO PIU' SEVERE PER I CARCERATI CHE FINO A PROVA CONTRARIA HANNO COMMENSSO UN REATO O UN CRIMINE, QUINDI GIUSTO CHE STIANO IN GALERA. GIUSTO SAREBBE DARE DELLE GALERE ADEGUATE E CIVILI. MA PIU' GIUSTO SAREBBE NN COMMETTERE REATI !! NN MI FA PENA CHI E' STATO IN CARCERE. MI FA PENA CHI LO E' STATO INGIUSTAMENTE!!

Reziario

Gio, 11/08/2016 - 21:18

@RubinRomario: chi rispetta viene rispettato, (allora fammi capire, chi non viene rispettato è giusto che si suicidi o subisca abusi??), chi è costretto a subire, è giusto che subisca perché è un ominicchio...chi ha fatto il carcere da uomo e non da ruffiano, in modo valoroso..come se finire in carcere fosse un valore...ripropini tutta la schifezza della morale mafiosa, "umiltà e omertà" "l'essere uomo e valoroso", una morale rovescia e distorta disgustosa. So leggere tra le righe, perché un po' sono affavellato...Suicidarsi è una colpa, da ominicchi, come chi cade dai ponteggi nei cantieri, perché non ha le palle...Vero? S'abbenedica a voscienza... (Vergognati).