E due milioni di britannici chiedono già di rivotare

«T he lady's not for turning». Con questa celebre frase nel 1980 Margaret Thatcher rifiutò di cambiare politica nei confronti delle liberalizzazioni, come le suggeriva il suo stesso partito, di fronte a una crisi gravissima con 2 milioni di disoccupati (che sarebbero diventati 3 entro due anni). Chissà cosa farebbe adesso, in una situazione (...)

(...) più difficile ma molto più grave.

La via più semplice è avviare le negoziazioni per uscire dall'Unione Europea. Non servono giganti della politica per farlo. Il costo economico lo pagherà per la maggior parte lo stesso Regno Unito. La sua presenza nella Ue è di natura commerciale, finanziaria e mercantile. Poi, col tempo, ci sarà un nuovo equilibrio, anche perché parliamo di un popolo tenace e preparato. «C'è tempesta sulla Manica, il Continente è isolato» non è una battuta, ma un'espressione identitaria. Non si sono arresi sotto le bombe di Hitler, vuoi che non resistano a una crisi monetaria ed economica... Il costo politico invece lo pagheremo probabilmente noi, l'Europa. Questo voto rafforzerà le ali nazionaliste e separatiste dei vari Paesi membri, inducendo i Parlamenti a non spingere verso un'integrazione maggiore, che affianchi la politica (estera ed economico-fiscale, soprattutto) a un apparato monetario ed amministrativo che da solo non riesce a interpretare le attese dei cittadini, figuriamoci a produrre risposte. Il percorso verso politiche più mercantili e liberali e meno stataliste rallenterà ancora sempre che sia in movimento, corretto. In altri termini, le ragioni che hanno spinto Uk a uscire saranno rafforzate, invece di venire finalmente affrontate, come forse i nostri leader pure vorrebbero. Ma sono davvero tali?

Poi c'è l'altra via. Quella difficile. Politicamente scorretta. Gli americani distinguono tra ciò che è giusto e ciò che va fatto. Oggi la Storia meriterebbe uno statista in grado di fare ciò che va fatto: non avviare i negoziati di uscita, per il bene degli stessi elettori. È un fardello pesantissimo, contraddire quanto uscito dalle urne. Il consenso parlamentare ci sarebbe, con il Labour già schierato per il Remain. L'Inghilterra vanta il più antico Parlamento della modernità: batta un colpo. Esca dall'ombra ed eserciti la sua funzione di rappresentanza competente e responsabile, per spiegare all'opinione pubblica perché in casi estremi (e rari) la leadership di un Paese non può limitarsi a fare il notaio della volontà popolare. Tsipras in Grecia lo ha fatto. Ha chiamato un referendum per il NO e poi ha immediatamente agito contro l'esito da egli stesso invocato, nell'interesse del suo Paese. Già, si disse, ma a quelle latitudini fanno di tutto. Beh, ma quella è stata la culla della democrazia. Forse per questo la conoscono bene e sanno come e fino a dove usarla. La statura dei leader si misura quando si tratta di salvare il Paese, anche da se stesso se necessario.

Qui si parla di professionalità politica e leadership nelle decisioni impopolari. Di democrazia diretta in questioni complesse. Lungi dal voler sostenere la dittatura contro la democrazia, è venuto il tempo di dire che questa forma di governo ha i suoi limiti, che vanno conosciuti e gestiti. La nostra Costituzione esclude i trattati internazionali dallo strumento referendario, perché per decidere su una materia non basta avere la piena cittadinanza. Occorrono conoscenze e competenze. Non siamo condomini che decidono l'orario del riscaldamento. Da cittadino, faccio il mio lavoro e prendo le mie decisioni, di cui mi assumo la responsabilità. Nel mercato, i miei interlocutori mi diranno se qualcosa va aggiustata. Da cittadino, mi aspetterei che chi è pagato per compiere scelte politiche lo facesse, senza pretendere il mio benestare a ogni piè sospinto. Rivolgersi sempre al popolo, per addossargli scelte per cui non ha le competenze, ha un che di perverso e pericoloso. Le dittature sono quasi sempre populiste e scavalcano proprio la classe politica rivolgendosi direttamente al popolo, con panem et circenses.

Questa visione diminutiva della politica è un male del nostro tempo. Coniuga insieme una carenza di leadership e una fallace interpretazione della democrazia. Un leader è figura diversa dal sondaggista. Un leader è colui che interpreta la via giusta nell'interesse degli elettori e poi riesce con abilità a farsi seguire lungo quella strada. Vir bonus, dicendi peritus. La democrazia è la facoltà di fare il punto sulla strada, ogni tanto, per decidere, nel caso che la via non si riveli corretta, di affidarsi a un altro leader. Oggi ci troviamo con una carenza di leadership e un abuso di democrazia. Il chirurgo, l'operaio, l'ingegnere che ritengono di poter decidere su questioni politiche ed economiche complesse, dicano per favore se sarebbero disposti a lasciare il bisturi, la macchina o il calcolo di un pilone nelle mani di altri non qualificati. Chiediamoci se Churchill darebbe seguito alle urne.

Pier Luigi del Viscovo