Ecco i fondi da comprare nei prossimi dodici mesi

Con gli azionari si potrà spuntare un guadagno fino al 10%, ma meglio ridurre i rischi con i piani di accumulo. Bene i bilanciati

Se si osserva la graduatoria da inizio anno relativa alle performance dei fondi si nota subito che i rendimenti sono abbastanza proporzionati al profilo di rischio. Infatti se l'indice medio di tutti i fondi comuni segna un +3,94% da gennaio, i fondi obbligazionari mostrano un +1,96%, i flessibili un +3,8%, i bilanciati +7,06% e gli azionari un +15,73%. Tale scala di redditività trova spiegazione anche nel fatto che i tassi di interesse obbligazionari a zero spingono gli investitori a ricercare altre fonti di reddito che, però, hanno rischi maggiori. Vediamo allora, per ciascuna categoria, quali sono i fondi che potrebbero offrire di più, in termini di guadagno, tra dodici mesi.

OBBLIGAZIONARI: OCCHIO ALLA CEDOLA

Per i risparmiatori che cercano protezione nei fondi obbligazionari, le migliori opportunità potrebbero arrivare da quelli high yield, dai Paesi emergenti e dai governativi globali internazionali. I rendimenti potenziali nei prossimi 12 mesi si attestano, rispettivamente, al 4%, 5% e 6% ma l'investitore deve avere un orizzonte temporale di investimento di almeno 24-36 mesi e essere in grado di accettare perdite che in un mese particolarmente avverso potrebbero attestarsi intorno ai tre punti percentuali.

BILANCIATI: SI VINCE SUL MEDIO TERMINE

Con i fondi bilanciati, il risparmiatore può aspirare a un rendimento tendenziale nei prossimi 12 mesi tra il 4% (bilanciati obbligazionari, che investono di norma fino al 30% in azioni) e il 7% (bilanciati azionari, che arrivano a puntare anche l'80% in Borsa). Si dovrà, tuttavia, ragionare in una prospettiva temporale di 36-48 mesi ed essere pronti a sopportare, in un mese di forte correzione dei mercati, perdite comprese il 5 e il 7 per cento. È inoltre importante sapere se il fondo è globale, ovvero se il gestore investe in tutto il mondo (che in questa fase può essere consigliato), oppure, prevalentemente orientato sui mercati europei.

AZIONARI: OBIETTIVO EUROPA E GIAPPONE

Sulla carta l'Europa e il Giappone sono da preferire a Wall Street e alle Borse dei Paesi emergenti. Gli esperti dicono, tuttavia, che gli utili faranno la differenza: le previsioni per i prossimi 12 mesi si basano su stime di aumento dei profitti aziendali tra il 10% e il 12% per l'Europa e il Giappone e praticamente stazionarie (o, addirittura, in lieve flessione) per la Borsa statunitense. In questo scenario, pur tra alti e bassi che il piccolo risparmiatore dovrà mettere in conto e saper affrontare con nervi saldi (e il consiglio di un esperto), l'investimento in fondi ed Etf azionari Europa potrebbe offrire nei prossimi 12 mesi un guadagno dell'8-10% mentre quello in fondi ed Etf (i fondi passivi che assicurano costi ridotti all'osso e sono scambiabili in Borsa) specializzati sul listino di Tokyo potrebbe garantire un 5-7%. A Wall Street, invece, vale sempre la pena puntare su titoli hi tech, biotech e farmaceutici, che dovrebbero riuscire a generare rendimenti a due cifre entro la primavera del 2016. Ma attenzione, se lo scenario dovesse cambiare queste previsioni potrebbero essere stravolte. Se le corporation Usa dovessero registrare utili superiori alle attese e quelle europee e giapponesi deludere, gli analisti premierebbero Wall Street: in questo caso investire nell'azionario Europa e Giappone potrebbe, quindi, comportare perdite oltre il 10 percento. In tutti i casi, investire solo in uno o più fondi azionari è consigliato se si hanno a disposizione cinque anni e si è disposti a tollerare il rischio di perdite ingenti: nel caso di un mese di forte stress delle Borse può svanire fino al 15% del capitale investito. Proprio per questo gli esperti finanziari (compresi i consulenti delle grandi reti di promotori come Azimut, Mediolanum e Fineco) suggeriscono ai risparmiatori di ricorrere alla formula dei «Piani di accumulo (Pac)». Una filosofia di investimento a rate, dall'importo costante, permette infatti di trasferire i risparmi sul listino di Borsa con gradualità e quindi di mediare i prezzi, ammortizzando gli scossoni e riducendo i rischi.