Emanuela Orlandi, l’apertura delle due tombe al cimitero Teutonico

Tramite le opportune analisi del DNA si potrà confermare o escludere l'effettiva presenza, all'interno dei tumuli, di reperti riconducibili a Emanuela Orlandi, l'adolescente cittadina vaticana scomparve da Roma 36 anni fa

I resti di Emanuela Orlandi (15 anni al momento della scomparsa) potrebbero davvero trovarsi all'interno del cimitero teutonico di Città del Vaticano? Questo è il sospetto che nutrono seriamente i famigliari della ragazzina sparita nel nulla nel lontano 1983. Dopo alcuni mesi di riflessione, sono iniziate in Vaticano le operazioni di apertura di due tumuli siti nel precitato cimitero, per verificare l'effettiva presenza di reperti riconducibili alla povera Emanuela, protagonista (a suo malgrado) di uno dei più intricati misteri italiani.

L'apertura delle due tombe è stata resa possibile grazie alla disposizione dell'Ufficio del Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato di Città del Vaticano (promotore Gian Piero Milano e l'aggiunto Alessandro Diddi), con decreto del 27 giugno scorso. Le operazioni saranno effettuate in presenza dei legali delle parti. Ad assistere alle operazioni presso il cimitero teutonico la famiglia di Emanuela Orlandi e i parenti delle persone seppellite all'interno dei tumuli in questione. Il tutto si sta svolgendo con l'ausilio del personale di Gendarmeria, del professor Giovanni Arcudi e di Domenico Giani (comandante della Gendarmeria Vaticana).

Giovanni Arcudi, docente di Medicina legale presso l'Università di Tor Vergata, ha affermato: "L'esame del Dna verrà fatto per raggiungere delle certezze e per escludere in maniera definitiva e categorica che nelle due tombe ci sia qualche reperto attribuibile alla povera Emanuela". Il professor Arcudi è stato incaricato dalla magistratira vaticana di esaminare i reperti dopo l'apertura delle tombe. In seguito, sarà effettuato l'esame morfologico delle ossa, assieme a quello del DNA.

Pietro, fratello di Emanuela Orlandi che da anni si batte per scoprire la verità sul reale destino della sorella minore, ha dichiarato: “Aprendo queste due tombe il Vaticano ammette la possibilità, tutta da verificare che ci possano essere responsabilità interne. Un cambio di posizione, si ammette una possibilità finora sempre negata. Finora, dopo 36 anni, c'è una collaborazione concreta che io apprezzo tantissimo". Come affermato da un recente servizio del TG1, l'apertura completa delle tombe potrebbe richiedere alcune ore. Tuttavia, secondo quanto dichiarato dal professor Arcudi, già da un primo esame superficiale, si potrà avere un'idea riguardo la datazione dei reperti.

Commenti

tziubakis

Gio, 11/07/2019 - 10:32

E' arrivata l'estate! ora un articolo su Simonetta Cesaroni e uno sull'abbandono dei cani in autostrada

dagoleo

Gio, 11/07/2019 - 11:05

sentite fate una cosa. aprite la tomba di San Pietro. mi sà mi sà che li troverete tutti lì dentro.

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stenos

Gio, 11/07/2019 - 11:41

Solita farsa. I preti fanno finta di collaborare tanto non ce lo faranno sapere mai cosa è successo ad Emanuela. Perché loro lo sanno.

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anticalcio

Gio, 11/07/2019 - 12:25

hanno messo del tempo,ma cosi' hanno avuto il necessario per ispezionarle prima loro!!

investigator13

Gio, 11/07/2019 - 13:17

l'interesse si sposta più per capire cosa ci fa un cimitero tedesco dentro le mura del Vaticano, il Dna di costui dentro la tomba sarà l'avvio che farà conoscere la storia del cimitero stesso, chi potrebbero essere i morti. Tra le due scomparse maledettamente accumunate Emanuela e Mirella, quest'ultima per la sua scomparsa veramente misteriosa sembrerebbe più probabile visto il riferimento tra la ragazzina e uno del Vaticano visti parlare tra di loro, ma non sarà neppure lei. Di Emanuela orami sappiamo quasi tutto sulla sua fine in quella tomba il suo corpo non può esserci arrivato.

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Antero

Gio, 11/07/2019 - 14:54

... bisognava domandarlo a Marcinkus !