Emanuele Scieri, "Riaprire le indagini sulla sua morte"

Scieri, dopo la laurea in giurisprudenza, si era recato a Pisa per svolgere il servizio di leva. Ma le sue tracce si sono perse la sera del 13 agosto 1999

La Commissione parlamentare è stata chiara: sono emersi "nuovi elementi di responsabilità" sulla morte di Emanuele Scieri e bisogna riapire le indagini.

Emanuele Scieri è il parà siciliano trovato morto il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra di Pisa. Il 26enne di Siracusa, dopo la laurea in giurisprudenza, si era recato a Pisa per svolgere il servizio di leva. Ma le sue tracce si sono perse la notte del 13 agosto, mentre si trovava alla caserma Gamerra dei paracadutisti della Folgore.

Il ritrovamento

Come ricorda il Corriere, tre giorni dopo, il 16 agosto, il corpo del giovane siciliano è stato rinvenuto, senza vita, ai piedi della torretta dell’asciugatoio dei paracadute della caserma. Un volo di 12 metri che, secondo le prime ricostruzioni, non uccise subito Scieri. Il giovane sarebbe infatti morto dopo una lunga agonia, forse iniziata la sera del 13 agosto. Il ragazzo è stato ritrovato con le scarpe slacciate e la colonna vertebrale spezzata. Sul corpo segni di abrasioni come se fosse stato calpestato.

Subito si è pensato a un atto di nonnismo, ma nessuno ha mai parlato. I familiari del giovane hanno puntato il dito contro il muro di omertà dentro la caserma. Corrado Scieri e Isabella Guarino, genitori di Emanuele, hanno pubblicato un libro sulla vicenda del figlio nel quale accusavano la caserma di essere stata"un mattatoio". "Ancora una volta la giustizia italiana - hanno scritto i genitori - ha dimostrato di essere una pseudo-giustizia: delitti senza colpevoli, casi irrisolti, archiviazioni invece di verità, fantasmi al posto di imputati, generiche ipotesi invece di accertamenti".

"Il mio è un appello pubblico, è un richiamo al senso di civiltà, di onestà morale alle persone che sanno e invece tacciono. Io invito tutte queste persone a farsi avanti", aveva dichiarato pochi giorni dopo la scoperta del cadavere, Enzo Iannelli, procuratore capo di Pisa, che indagava sul caso. "La Procura della Repubblica, che ha seguito ogni pista senza giungere a nessun chiarimento del caso - aveva spiegato - è in attesa di notizie".

L’esercito aveva avviato una commissione d’inchiesta presieduta dal maggiore generale Giancarlo Antonelli per fare luce su eventuali responsabilità disciplinari e di comando, ma si limiterà ad accertare le eventuali responsabilità del personale militare, mai trovate.

Oggi, dopo 18 anni, ci potrebbe essere una svolta nel caso. La richiesta per riaprire le indagini è arrivata alla Procura di Pisa.