Emozioni e relax col rafting sul fiume Nera

L’incanto di queste acque dominate dalla cascata delle Marmore lo dobbiamo, in fondo, a Marco Tullio Cicerone

Emozioni e relax. Un fuori-porta che è, insieme, sport, natura, simpatia umana, storia e cultura. Sì: scendere in canoa o su uno dei gommoni che percorrono qualche km sulle incantevoli acque del fiume Nera, affluente del Tevere, è un’occasione capace di aprire mille porte. Su se stessi e la natura. L’incanto di queste acque dominate dalla cascata delle Marmore lo dobbiamo, in fondo, a Marco Tullio Cicerone. A uno dei processi più misteriosi della storia del più grande avvocato e retore dell’antichità: la De Reatinorum causa infatti non fu mai pubblicata, e della sua esistenza si sa per un paio di accenni in altre opere. Lo scontro tra Cicerone, che difendeva Rieti, e il suo avversario Quinto Ortensio Ortalo, che arringava per conto dell’antica Terni, ebbe luogo nel 54 a.C. davanti al Senato. Davvero singolare il motivo del contendere, che però aveva appassionato Cicerone al punto da fargli dire che garantiva “in fide mea”. Che cosa aveva portato gli abitanti delle due città ai ferri corti? Accadeva che da millenni il fiume Velino, percorrendo gran parte dell'altopiano reatino e trovando a valle dei massicci calcarei che ne intralciavano lo scorrimento, avesse formato una palude stagnante, il Lacus Velinus, presto dimostratasi nociva per la salubrità dei luoghi. Nel 271 a.C. il console romano Manio Curio Dentato aveva ordinato la costruzione di un canale (il Cavo Curiano) per far defluire le acque stagnanti in direzione del salto naturale di Marmore: da lì, l'acqua precipitava direttamente nel fiume Nera. Una soluzione che presto creò un altro problema: in concomitanza delle piene del Velino, l'enorme quantità d'acqua trasportata dal Nera minacciava direttamente il centro abitato di Terni, più volte finita allagata. Per questo gli abitanti incolparono Rieti; alla fine per fortuna il Senato decise in favore di quest’ultima. Usate nel Medioevo, ammirate dai Papi e, nel XIX secolo, fonte d’elettricità, le acque della cascata (165 metri di dislivello su tre “salti”) oggi rappresentano un bacino di una bellezza e forza impressionante. Le opere ingegneristiche e la natura che la circonda hanno sempre richiamato un gran numero di turisti e visitatori; dal XVIII secolo in avanti era una delle mete percorse nel Grand Tour verso Roma. Da Plinio a Cicerone, dai papi a Galileo Galilei, Vittorio Alfieri, i Borbone di Napoli, William Turner, Gioachino Belli, Lord Byron, Benito Mussolini, migliaia di personaggi storici ne rimasero estasiati. Rappresentata in migliaia di quadri dei cosiddetti "Plenaristi", pittori en plen air, la cascata è presente in centinaia di film. La partenza degli itinerari organizzati dai ragazzi del “Centro Rafting Marmore” è situata proprio ai piedi della cascata e questo rende il tutto molto suggestivo. Non occorre avere esperienza pregressa, basta saper nuotare ed essere in buona condizione fisica. All’attrezzatura pensa l’organizzazione: dalla muta al caschetto, dal giubbotto salvagente ai calzari. La discesa in gommone nel soft-rafting (partenza da Arrone) è adatta persino ai bambini, anche se l’adrenalina non manca; gli accompagnatori rendono ogni passaggio sicuro e divertente. Percorrere le rapide del Nera si può fare poi in hydrospeed, dove si è da soli, mentre per i più coraggiosi il Centro offre anche lezioni di kayak fluviale con maestri esperti (per info e prenotazioni: www.raftingmarmore.com)