Eni annuncia la cassa integrazione e stop ai contratti dei fornitori

Da fine marzo, dopo le indagini, il sito in provincia di Potenza è bloccato

Sono «in corso di consegna le lettere di sospensione contrattuale e degli ordini di lavoro con i fornitori del centro oli» di Viggiano (Potenza) dell’Eni, bloccato dal 31 marzo scorso in seguito all’inchiesta sul petrolio in Basilicata. Lo ha annunciato l’Eni, precisando che nel centro lavorano «attualmente» 354 dipendenti per i quali, oggi, la compagnia ha annunciato ai sindacati l’avvio delle procedure di «riallocazione» e, «contestualmente», quelle di richiesta della cassa integrazione.

L’Eni «avvierà nell’immediato un piano di riallocazione» dei dipendenti di Viggiano «nell’ambito delle proprie attività». Per altri «contestualmente attiverà le procedure per la richiesta delle misure di supporto al reddito dei lavoratori». La compagnia ha ribadito la volontà di ricorrere alla Corte di Cassazione contro la conferma, da parte del Tribunale del riesame di Potenza, dei sequestri delle due vasche nel centro oli e del pozzo di reiniezione di Montemurro (Potenza) e l’intenzione di chiedere «un incidente probatorio tecnico in contraddittorio con la Procura: un’istanza in tal senso sarà depositata a breve», ha precisato l’Eni: «L’istanza - è scritto in una nota della compagnia - farà leva proprio sulle chiare evidenze scientifiche elaborate da un collegio di periti indipendenti che conferma il rispetto da parte dell’impianto delle best practice internazionali, adottate per impianti analoghi in tutto il mondo, e della normativa italiana».

Commenti

CH4

Mar, 19/04/2016 - 22:35

Bene, con immenso piacere dei NO TRIV, verdi, ambientalisti,etc etc, chiudiamo tutto e riportiamo a com'era trenta anni fa quando c'erano solo le pecore.

Ritratto di Nubaoro

Nubaoro

Mer, 20/04/2016 - 07:58

Magari l'ENI è colpevole, ma i magistrati italiani hanno il vizietto di sequestrare immediatamente (magari fossero così rapidi nei processi) un'azienda appena hanno la cosiddetta "notizia di reato". Non si preoccupano minimamente di stabilire se magari qualche attività può essere continuata. Tutte le aziende italiane sono state soggette a questo vile ricatto. Utilizzano il sequestro preventivo invece delle sentenza perchè amano fare gli investigatori (ruolo che dovrebbe essere demandato ad esperti invece che a laureati in legge) e non hanno voglia di celebrare i processi trascinandoli così per anni e lamentandosi della prescrizione che rompe loro le scatole perchè ogni tanto devono anche lavorare.