Farmacista bolognese si toglie la vita e se la prende con un pm

Nel biglietto che scrive poco prima di suicidarsi si riferisce al magistrato sostenendo che l'avrebbe trattata come una criminale. Il pm l'aveva sentita nell'ambito delle indagini per un grosso furto

Si toglie la vita. E, in una lettera che scrive poco prima del folle gesto, se la prende col magistrato che l'aveva sentita come testimone in un'inchiesta per furto e ricettazione. È accaduto a Bologna. Vera Guidetti, farmacista 62enne, si suicida poco dopo aver tentato di uccidere l'anziana madre iniettandole una massiccia dose di insulina. Questa è la pista che stanno seguendo gli investigatori che, a casa della donna hanno trovato un biglietto che fa riferimento al pm che, lunedì scorso, l'ha sentita in questura, il procuratore aggiunto Valter Giovannini. Nel biglietto c'è scritto tra l'altro che il pm "non l'ha creduta e l'ha trattata come una criminale".

La farmacista è stata effettivamente sentita come testimone da Giovannini e dalla squadra mobile, nell'ambito di un'indagine su un furto di gioielli del valore di circa 800mila euro, avvenuto il 3 marzo a casa di un'anziana bolognese, in via Saragozza. Il furto era stato commesso da due finti tecnici del gas. Dalle indagini sono emersi contatti tra uno dei sospettati, un uomo già noto alle forze dell'ordine di origini sinti, Ivan Bonora, 46 anni (per cui sempre lunedì è stato disposto il fermo per il furto) e la donna.

Entrambi sono stati convocati in questura, assieme ad altre persone. Guidetti, nel corso dell'ascolto, ha ammesso di conoscere Bonora, cliente della farmacia. E ha detto che venerdì lui le aveva dato un quadro e un sacchetto, di cui però non conosceva il contenuto. Ha detto anche di essere preoccupata per la propria incolumità e spaventata dall'idea di finire sui giornali. Si è quindi resa disponibile a farsi accompagnare nel proprio appartamento dalla Polizia per mostrare la merce. Una volta arrivati a casa ha consegnato il sacchetto, pieno di preziosi: tra questi, anche due anelli, in seguito riconosciuti dall'anziana derubata. La farmacista ha aggiunto che in passato Bonora le aveva portato, in conto deposito, diversi altri quadri. Ha detto che Bonora glielo aveva chiesto quando era stato sfrattato e che lei aveva accettato per generosità e affetto nei confronti della famiglia.

I quadri, una trentina e in maggioranza arte sacra, sono stati sequestrati e le indagini proseguono per capire da dove vengano.