Fine corsa per Carlo Gentile, ricercato per duplice omicidio

Il latitante Gentile, ex Nar con un passato da rapinatore, è stato arrestato a Nairobi grazie ad una complessa operazione di polizia e carabinieri. Adesso dovrà rispondere di duplice omicidio

Fine corsa per Carlo Gentile, romano di 51 anni fuggito a Nairobi per eludere la giustizia italiana e l’accusa di duplice omicidio. Ed è proprio nella capitale keniota che – al termine di articolate indagini tecniche – l’uomo è stato arrestato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e da un agente del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia in collaborazione con le forze dell’ordine del Kenya.

Le vittime del killer

Adesso Gentile dovrà rispondere dei delitti che gli sono stati addebitati. A partire da quello di Federico Di Meo detto “Federichetto”, assassinato a Velletri il 24 settembre del 2013 a pochi passi dall’abitazione della madre. A causa della reticenza dei testi, sono durate 16 mesi le indagini che hanno dato un nome all’assassino, al suo complice ed al mandante. Gentile, come ha rivelato Giancarlo Orsini, esecutore materiale del delitto, agli investigatori avrebbe fornito al sicario le indicazioni sulle abitudini di vita della vittima ma anche la motocicletta e l’arma utilizzate durante l’azione delittuosa. In cambio Orsini e Gentile avrebbero ricevuto, rispettivamente, 17 mila e 3 mila euro dal criminale di origine albanese Elvis Demce che commissionò l’esecuzione per “rafforzare il suo predominio sulla piazza di spaccio di stupefacenti di Velletri e dei Castelli Romani”. Per l’omicidio Di Meo, lo scorso 12 luglio, Gentile è stato condannato all’ergastolo dalla Corte di Assise di Frosinone.
Poi c’è anche il delitto di Sesto Corvini, l’imprenditore ucciso il 9 ottobre del 2013 nel quartiere romana di Casal Palocco. Anche stavolta per chiudere il cerchio delle indagini è stata fondamentale la collaborazione di Orsini che ha nuovamente indicato Gentile come suo complice. I due killer sarebbero stati pagati dal 47enne romano Massimiliano Prosperi, a sua volta incaricato di ingaggiare i sicari da terze persone non note.

Il passato di Gentile

In un’informativa dei Ros del giugno 2010, quando inizia l’inchiesta Mafia Capitale, Gentile viene indicato come ex componente dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) di Giuseppe Valerio Fioravanti. Una volta disciolti, ricompare tra i protagonisti di un’inedita associazione a delinquere che – ricorda La Repubblica di allora – venne definita dai Carabinieri come “la prima banda armata dopo la caduta degli storici steccati” poiché comprendeva figure di primo piano tanto dell’eversione nera quanto di quella rossa. Ma quella strana compagnia commette errori grossolani e, dopo aver assaltato una filiale della Banca di Roma portandosi via 70 milioni di bottino, cade nelle mani dei carabinieri di Tor Lupara e di Mentana. All’epoca Gentile ha appena 28 anni ed è da poco tornato in libertà dopo aver scontato un terzo della pena di dieci anni per rapina e detenzione d’armi. “Cosa potevamo fare – avrebbe detto – oltre le rapine? Fuori del carcere abbiamo trovato soltanto porte chiuse”. Poi, però, il business è diventato quello degli omicidi su commissione e di ritornare dietro le sbarre, Gentile che si è dato alla fuga, non voleva saperne.