Finisce così il caso di via della Pergola

Otto anni di indagini sul delitto di Perugia in cui è morta Meredith Kercher

Raffaele Sollecito e Amanda Knox

Tutto è iniziato quasi otto anni fa, in una villetta di via della Pergola a Perugia.

Meredith Kercher, studentessa inglese che "amava l’Italia e il suo popolo, voleva immergersi nella sua cultura", come disse la sorella Stephanie, venne uccisa la sera tra il primo e il due novembre del 2007, un mese dopo essere arrivata a in città per studiare storia del cinema. Accoltellata alla gola nella camera presa in affitto in una casa dove alloggiava anche Amanda Knox.

Un "caso" nel quale l’unico punto fermo riguarda Rudy Guede, il solo degli imputati che ha scelto il rito abbreviato e definitivamente condannato a 16 anni di reclusione. L’ivoriano ha da subito ammesso la sua presenza nella villetta del delitto, affermando però di essere stato in bagno mentre la Kercher veniva uccisa da altre due persone. Guede ha poi sostenuto più o meno espressamente che in casa c’erano Sollecito e la Knox.

Amanda Knox, originaria di Seattle, era arrivata a Perugia per studiare scrittura creativa all’Università per Stranieri. Appassionata di yoga e calcio era da poco fidanzata con Raffaele Sollecito, conosciuto a un concerto di musica classica. Lui, amante tra l’altro di fumetti manga, all’epoca frequentava ingegneria informatica in cui si è laureato in carcere specializzandosi poi da libero in realtà virtuale. Le immagini di Sollecito e della Knox abbracciati davanti all’ingresso della casa di via della Pergola hanno fatto il giro del mondo.

I due hanno però sempre negato di essere stati nella villetta la sera dell’omicidio. Erano invece - hanno detto più volte - a casa di Sollecito dove avrebbero dormito. Una versione alla quale non ha tuttavia creduto la polizia che ha condotto una complessa indagine coordinata dal sostituto procuratore Giuliano Mignini (poi affiancato in dibattimento da Manuela Comodi). Per gli inquirenti le tracce di Dna (come quello di Sollecito sul gancetto del reggiseno della studentessa inglese), le impronte (anche di piedi nudi insanguinati) e le testimonianze raccolte collocano i due giovani nell’abitazione mentre la Kercher veniva uccisa. Un omicidio con un movente a sfondo sessuale ha ipotizzato inizialmente l’accusa. Collocato in un quadro che ha portato all’arresto e alla condanna in primo grado dei due giovani ma anche a quella definitiva di Guede.

Elementi che le difese di Sollecito e della Knox hanno ritenuto da subito non certi. Dando battaglia in particolare sull’attendibilità della prova genetica (il gancetto di reggiseno repertato dalla polizia scientifica dopo diversi giorni di sopralluoghi) e quella delle testimonianze, in particolare di Guede. Tesi accolte dai giudici d’appello perugini che hanno assolto i due giovani, rendendoli di nuovo liberi, con una sentenza poi però annullata dalla Cassazione e ribaltata in appello a Firenze con una nuova condanna. Per i giudici toscani fu la Knox a sferrare la coltellata mortale a Meredith colpita con un’altra lama anche da Sollecito nel corso di un’aggressione successiva a una lite alla quale prese parte anche Guede. Alla fine l'ultima sentenza della Cassazione: Amanda e Raffaele sono assolti "per non aver commesso il fatto".