"Fissare le visite sarà veloce come prenotare un aereo"

A 26 anni guida gi ospedali del gruppo San Donato e vuole rivoluzionare la sanità: "Sarà più smart e accessibile"

Si presenta all'intervista con addosso un maglione di lana e l'immagine di un maialino rosa cicca: è il suo casual look del venerdì. A guardarlo in volto, pulito e sbarbato, lo scambieresti per lo stagista. È il capo di tutta la «baracca». Con la freschezza dei suoi 26 anni, Paolo Rotelli è alla guida del gruppo San Donato, che comprende il San Raffaele e una galassia enorme di ospedali tra cui l'ortopedico Galeazzi, il Sant'Ambrogio e la Madonnina. Ha ereditato il ruolo dal padre, Giuseppe Rotelli, il «re della sanità» scomparso nel 2013. E fu proprio il padre a battezzare il suo debutto, in occasione dell'operazione di salvataggio del San Raffaele: «Ho mandato Paolo a farsi le ossa in Francia - disse allora «sua sanità» - Voglio che torni preparato a ricoprire il suo compito». Ora sarebbe fiero di lui. Rotelli junior sembra avere le idee ben chiare su come cambiare la sanità, su come infrangere il meccanismo dei baroni in reparto e su come ribaltare quell'idea per cui si accede a un certo livello di cure solo se si conosce qualche pezzo grosso. Paolo Rotelli, a lei il compito di risanare il San Raffaele, affossato da un miliardo di euro di debito. A che punto dell'operazione siamo? «Al 50 per cento. Dico così perché il bilancio ora è in pareggio, siamo in grado di fare investimenti e di sostenere il debito, che inizialmente era di 300 milioni. Anzi, fosse per noi vorremmo estinguerlo tutto subito». Non potete saldare i debiti tutti in una volta? «Purtroppo no. Ad esempio, vorremmo rimborsare alla Bei (Banca europea) tutti i 150 milioni che le dobbiamo in una sola tranche. Ma non possiamo. Ai tempi Don Verzé cambiò il tasso da variabile a fisso, quindi la banca si prende il 5% ed è interessata a dilazionare le rate». Come sono ora i rapporti con le Sigille, le sue fedelissime, soprattutto all'interno dell'università Vita e Salute? «Abbiamo trovato un equilibrio e abbiamo svecchiato l'atmosfera mistica che vigeva là dentro. Abbiamo laicizzato vertici e ricerca. Così il San Raffaele è in grado di rimanere un'eccellenza e di competere con gli ospedali universitari internazionali». Come è stato accolto, lei, così giovane, dai grossi primari di vecchia data? «All'inizio con diffidenza. Tutti temevano che arrivassi a tagliare medici e personale. Poi hanno capito che volevamo far crescere l'ospedale. Abbiamo trasformato i primari in imprenditori liberi di gestire la loro azienda, cioè l'unità operativa». Che progetti ha per il San Raffaele? «Stiamo pensando a un investimento di 50 milioni per costruire un nuovo polo dell'emergenza e dell'alta specializzazione. Si tratta di una torre che unificherà il pronto soccorso con un piano dedicato solo alle sale operatorie, una ventina, e un altro piano riservato alla terapia intensiva». Poco fa ha parlato di svecchiamento. Cosa significa «svecchiare» un ospedale? «Ad esempio significa investire sulla comunicazione. Ho creato uno staff di dieci persone, tutti giovani, tra giornalisti, grafici e responsabili di web video e social network. E per la prima volta ho voluto che il gruppo San Donato investisse per comunicare. Cosa che mai era stata fatta prima». È la new era del brand del gruppo? «È solo l'inizio. Stiamo per lanciare una nuova campagna per il 5 per mille. Il brand va potenziato. Nei nostri reparti lavorano dei numeri uno, ovunque, ma la gente non sempre lo sa. Sta a noi dirlo». Come rendere la sanità più vicina alla gente? «Basta renderla più facile. Voglio che prenotare una visita sia veloce quanto prenotare un volo aereo. Serve una sanità più accessibile e più smart. Ora invece è come quando per prenotare i voli si andava in agenzia perché non c'era Internet». Un'app al posto dei centri di prenotazione Cup? «Proprio così. Ci saranno cartelle cliniche elettroniche uguali in tutti i nostri ospedali. Ovunque si trovi, il paziente sarà 'conosciuto' da tutti i medici». Cos'è una sanità smart? «Ad esempio è una clinica all'interno di un centro commerciale. Uno fa la spesa e poi può andare a fare risonanze, ecografie e visite, pagando in media 39 euro. Abbiamo aperto una smart clinic nel centro commerciale di Bergamo, ma è solo una prima tappa. E poi significa tempi più veloci, niente code». Ci faccia un esempio di tempi veloci. «Alla clinica milanese Madonnina, per avere un preventivo, bisognava aspettare 48 ore e il margine di errore era di un preventivo su tre. Ora i pazienti hanno tutto in 5 minuti e pagano quasi sempre la cifra pre annunciata». È sua l'idea dei video su web per promuovere l'alimentazione sana? «È un progetto a cui tengo molto. Inizialmente i nostri video erano seguito solo da donne over 40 appassionate di ricette. Allora ho pensato a una serie con un protagonista idolo dei giovani: Emilozio del Club Dogo. Ogni episodio ora ha 400mila visualizzazioni». Cosa pensa degli arresti legati agli appalti odontoiatrici in Lombardia? «Penso che siano casi isolati. Diciamo così: il sistema lombardo non è malato di un tumore incurabile ma ha avuto un brutto raffreddore». Lo scandalo sulle dentiere low cost ha lasciato un vuoto nel mercato sanitario. E lei non ha perso tempo. «No, non si può perdere tempo. E infatti stiamo per inaugurare una serie di ambulatori odontoiatri privati, meno cari rispetto a uno studio dentistico ma non low cost».Ci spieghi meglio?«Se fossimo un'auto saremmo una Golf, potente quanto un'Audi ma meno cara, senza tuttavia essere un'utilitaria».

Commenti

Duka

Ven, 04/03/2016 - 09:27

Ma dovrebbe accorgersi che la sanità NON funziona già dalla base. Il così detto "medico della mutua" è per 8 elementi su 10 un raccomandato con laurea appena sufficiente conseguita in piccole università di provincia, non ha alcuna specializzazione e come se non bastasse è stato assunto senza alcun concorso pubblico. Il risultato più evidente è che prescrive medicinali a seconda della generosità della casa farmaceutica che li propone.