Forti, in cella da 20 anni. Le Iene: "Troppi dubbi ​su processo e movente"

Chico Forti è accusato di omicidio e da 20 anni sconta la pena negli Usa. Mistero sul suo caso, tra dubbi e prove mancanti. Di Maio: "Ci muoviamo per il suo rilascio"

Enrico Forti è rinchiuso in una prigione di massima sicurezza nelle paludi infestate di alligatori delle Everglades

Sembrano esserci nuovi dubbi sul caso di Chico Forti, il velista e produttore televisivo italiano, condannato all'ergastolo negli Stati Uniti. Da 20 anni si trova in carcere, ma dal giorno del suo arresto non ha mai smesso di dichiararsi innocente.

La vicenda

Enrico Forti nasce a Trento nel 1959. Partecipa a 6 mondiali e 2 europei di windsurf e, nel 1990 partecipa al programma Telemike, grazie al quale vince una cifra importante. Una volta ritiratala, decide di trasferirsi negli Stati Uniti, dove si reinventa produttore televisivo. Nel febbraio del 1998 muore, assassinato sulla spiaggia di Miami, Dale Pike, figlio dell'uomo con cui Forti era in affari per l'acquisto di un hotel a Ibiza. Chico ha raccontato di essere andato a prendere Dale all'aeroporto e di essersi fermato, nel tragitto verso casa, ad una stazione di servizio, dove Pike avrebbe fatto una telefonata a una cabina telefonica. Poi, l'ex velista italiano avrebbe accompafnato il suo ospite in un parcheggio, su sua richiesta, per incontrare alcuni amici. Solamente in seguito viene a sapere dell'omicidio di Dale Pike e si reca alla polizia, alla quale però non dice di averlo incontrato in aeroporto. Una bugia alla quale gli investigatori si appiglieranno. Nel 2000, Enrico Forti è stato condannato all'ergastolo da un tribunale della Florida: l'accusa è di omicidio premeditato. Nel 2010, la sentenza è diventata definitiva.

I dubbi sul processo

Chico, però, si è sempre dichiarato innocente e ora Le Iene sollevano dubbi sul processo e sul movente che, secondo i giudici, avrebbero portato all'omicidio. Secondo quanto racconta Forti, raggiunto telefonicamente dalle Iene, fin dalla prima convocazione, i poliziotti lo avrebbero trattato da indagato, ma senza avvisarlo della possibilità di contattare un avvocato. Nel secondo interrogatorio poi, gli agenti gli avrebbero stracciato le foto dei figli e non avrebbero registrato nulla di quell'incontro, cosa parecchio strana, soprattutto per il sistema americano. A non tornare sono anche le prove raccolte (e quelle non raccolte) per dimostrare la colpevolezza di Enrico: gli investigatori, infatti, hanno rintracciato i tabulati telefonici da cui partì la presunta chiamata fatta da Dale Pike, sbagliando però l'anno da analizzare.

Ci sarebbero dubbi anche sul movente che, secondo l'accusa, è riconducibile a una truffa, messa in piedi da Forti, ai danni del padre di Dale, per l'acquisto dell'hotel a Ibiza. Ma la struttura, nell'ultimo periodo, non navigava in buone acque. Dale Pike avrebbe scoperto la truffa, tra l'altro mai provata al processo, e per questo sarebbe volato a Miami da Chico: "Se questa è la truffa è la truffa più idiota del mondo, perché stavo truffando me stesso", ha detto il velista italiano alle Iene. Ma, dato che la truffa non è stata provata, cadrebbe il movente dell'omicidio.

Inoltre, ci sarebbe un altro possibile sospetto: si tratterebbe di Thomas Knott, mai indagato per l'omicidio, ma successivamente condannato per un'altra truffa ai danni di Pike. Knott, secondo il racconto di un ex detective, viveva in un complesso vicino a quello di Forti e ci sarebbero testimoni che hanno affermato di averlo sentito litigare al telefono proprio con Dale. Knott però avrebbe un alibi solido: sarebbe stato ad una festa, organizzata da lui stesso in casa sua. O così sembra, dato che anche su questo punto ci sono dubbi e contraddizioni.

Di Maio: "Ci muoviamo per il suo rilascio"

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha affermato: "Stiamo valutando un passo presso il governo della Florida, per perorare misure a favore di Chico Forti per ottenere il suo rilascio". Di Maio ha sottolineato anche il suo "personale interessamento" al caso e ha assicurato di seguire "personalmente gli sviluppi", rimanendo sempre in contatto con l'ambasciata di Washington. Forti, ricorda il ministro, si "è sempre proclamato innocente e ha sempre rifiutato di avanzare istanza di trasferimento in Italia, strategia che a suo avviso avrrebbe implicato un'ammissione di colpevolezza". Solo nel 2018, Forti ha presentato tale istanza, sottolineando però di non considerarla "una scelta prioritaria". Il velista italiano spera nella grazia da parte del governatore della Florida, che gli consenta di tornare libero. Il prossimo passo, però, potrebbe essere proprio "il trasferimento in Italia come detenuto, rispetto a un'ipotesi di revisione del processo".

Commenti

killkoms

Ven, 29/11/2019 - 23:49

condannato perché straniero!

ex d.c.

Ven, 29/11/2019 - 23:56

Evidentemente anche in America la giustizia ha i suoi limiti

cir

Sab, 30/11/2019 - 00:47

non me ne frega niente.