Genny, ritratto da La Motta prima che la camorra lo uccidesse per errore

Genny Cesarano, vittima innocente della camorra a 17 anni, ritratto 8 anni prima dall'artista Paolo La Motta. L'opera d'arte in mostra al Museo di Capodimonte dal 29 giugno

Lo sguardo era lo stesso, da dolce scugnizzo. E non cambierà più. Aveva solo 9 anni, Genny Cesarano, quando Paolo La Motta decise di fare del suo volto un’opera d’arte. E nessuno poteva certo immaginare che dopo 8 anni quella giovane vita si sarebbe già interrotta, strappata via dalla camorra. Il 6 settembre del 2015 Genny fu colpito per errore durante una “stesa”, mentre era in piazza, nel rione deve viveva, la Sanità. Dal 29 giugno la rappresentazione artistica del suo volto da bambino è esposta al museo di Capodimonte, a Napoli, nell’ambito della mostra ‘Incontri sensibili: Paola La Motta guarda Capodimonte’, curata dal direttore Sylvain Bellenger. Si tratta di un polittico composto da quattro dipinti e da un busto di terracotta dietro il quale c’è una storia fatta di destini che si incrociano, di riscatto, di un futuro negato dalla criminalità organizzata, di una realtà difficile in cui riesce a fiorire la bellezza, una bellezza che può diventare eterna.

“Ci sono delle cose brutte in questo rione, come l’uccisione per sbaglio di un bambino che si trovava in una piazza. E ci sono delle cose bellissime, come il fatto che un ragazzo di questo centro è diventato uno scultore ed ha realizzato una scultura molto bella a piazza San Gaetano”, furono le prime parole di Pina Conte, quando la incontrammo nei mesi scorsi per realizzare un lavoro sulla devianza giovanile. Il bambino a cui si riferiva è Genny, lo scultore è Paolo La Motta. Nei laboratori del suo centro diurno, quello che gestisce tra mille difficoltà per i bimbi e i ragazzi della Sanità, Paolo La Motta conobbe Genny Cesarano.

Nel 2007 realizza l’opera a lui dedicata: ritornerà, poi, a rappresentarlo dopo la sua uccisione, quando nel 2015 realizzerà sul luogo del suo omicidio la scultura in bronzo policromo a grandezza di Genny, con un pallone “simbolo di un’infanzia negata”. Lo scultore napoletano, classe 1972, insegna l'arte della scultura ai bambini presso l’istituto Papa Giovanni XXIII. Lo fa nella scuola di via Cagnazzi di cui era stato a sua volta un alunno. Poi ha fatto strada, affermandosi come artista. La vista dal suo balcone restano i palazzi del rione Sanità, ma le sue opere continuano a viaggiare.

Il direttore del museo di Capodimonte, Sylvain Bellenger, scrive di lui: “Capodimonte si intreccia con La Motta poiché, quando era ancora adolescente, il suo primo incontro visivo con il Museo ha determinato la sua vocazione artistica e di conseguenza la sua vita. Ho scoperto l’arte di Paolo La Motta grazie a una sua esposizione al PAN nel dicembre del 2017. Mi aveva colpito uno dei dipinti che costituisce il polittico, Genny. Ho subito visitato il suo atelier e deciso che avrei dedicato un’esposizione a Paolo La Motta, intitolandola “Paolo La Motta guarda Capodimonte”. Poi aggiunge: “Il polittico Genny rimanda all’epoca in cui Genny era un allievo di La Motta, il quale aveva l’abitudine di ritrarre o scolpire i suoi allievi intenti al loro lavoro. Tali rappresentazioni colpiscono per la profondità e l’intelligenza dimostrata nel ritrarre i ragazzi seri e maturi, qualità che condivide con i più grandi ritrattisti napoletani del XIX secolo. Emerge anche il richiamo a Degas, Balthus e Lucian Freud, pittori che sono per La Motta un punto di riferimento. La sua tecnica mi ha colpito per il suo strettissimo legame con lo stile napoletano. La Motta è un pittore estremamente colto; il suo sguardo è sempre influenzato da immagini, da gesti tecnici, da riferimenti all’Ottocento, al Novecento italiano ed europeo e dall’arte di tutti gli artisti napoletani che lo hanno preceduto”.

“Paolo - afferma il presidente della terza municipalità di Napoli, Ivo Poggiani - è un'artista del Rione Sanità, cresciuto come tanti di noi nel Bosco e proprio lì venne folgorato dall'arte. L'incontro con Capodimonte quindi gli cambia la vita. Uno dei lavori più commoventi e densi di significato lo realizza nel 2007, dipingendo da varie angolazioni il volto di Genny Cesarano, poi vittima di camorra 8 anni dopo. Il destino a volte riserva strane sorprese. In questi anni abbiamo provato sempre di più a intrecciare territori che sembrano diversi, ma che sono in realtà più simili di quanto si creda. La storia di questo artista oggi avvicina sempre di più Capodimonte alla Sanità, quel pezzo di città che in tanti chiamano la "collina dell'arte".