Giustizia, in Italia i procedimenti giudiziari sono lenti e possono durare 30 anni

I dati emergono dal Rapporto europeo sulla qualità e sull'efficienza del sistema giuridico italiano. In alcuni casi, il giudizio c'è stato dopo 30 anni o non è mai arrivato

Tempi lunghi e procedimenti, spesso, molto lenti. A raccontare l'immagine della giustizia italiana, oltre ad alcuni casi emblematici, l'ultimo Rapporto europeo sulla qualità e sull'efficienza del sistema giuridico. Nelle 340 pagine di documento, aggiornato ai dati ufficiali del 2016, infatti, sarebbero emerse alcune criticità. Che in numeri si traducono, sul fronte civile, in 514 giorni per chiudere il primo grado di giudizio, 993 per il secondo e 1.442 per la pronuncia all'ultimo. Mentre, su quello penale, invece, sono necessari 310 giorni per chiudere il primo grado, 876 per il secondo e 1.067 per la l'ultimo.

Vent'anni di attesa per accertare responsabilità sanitarie

Periodi lunghi, che si trasformano facilmente in anni. E che, nella vita delle persone, hanno un impatto. Secondo quanto ricostruito da Il Tempo, la geografia dei casi più particolari percorrerebbe tutto il Paese. Da Nord a Sud. Tra gli esempi citati dal quotidiano, quello di Alessandro e Luciana, madre e figlio di Andria, in Puglia, che, da vent'anni, aspettano di vedere riconosciuta la responsabilità dei medici che hanno, di fatto, costretto in sedia a rotelle il ragazzo. Nel 1998, la madre, al sesto mese di gravidanza, ebbe una polmonite che i dottori non riconobbero. Le conseguenze finirono per danneggiare il feto, rimasto a lungo senza ossigeno. Il fatto ha comporta danni gravissimi e permanenti. Oggi, infatti, Alessandro ha difficoltà a parlare e non può camminare. Ma il processo civile per accertare la responsabilità di quanto accaduto sarebbe ancora fermo in Tribunale.

In attesa di giudizio da più di 30 anni

In provincia di Udine, la famiglia di Gianni Nardini aspetta di vedere condannato, in via definitiva, il rapinatore che lo ha ucciso. Più di 30 anni fa, nell'ottobre del 1987. A marzo di quest'anno, infatti, il ladro era stato condannato all'ergastolo in Corte d'appello. Ma questa sarebbe stata la terza pronuncia di secondo grado perché, per due volte, la Corte di Cassazione avrebbe annullato le decisioni precedenti prese dai giudici d'Appello.

Pedofilia in prescrizione

Nei casi che riguardano procedimenti per pedofilia, invece, i tempi lunghi avrebbero un carico anche per le vittime. Come riportato dal quotidiano romano, infatti, a Torino, un uomo accusato di aver violentato una bambina di sette anni, era stato prosciolto grazie alla prescrizione. Dopo un procedimento durato 20 anni.

I casi più curiosi

In Puglia, un uomo venne arrestato nel 1991 per una rapina, finendo sotto processo. Ventuno anni dopo, all'età di 63 anni, la sentenza lo condannava a cinque anni di reclusione e al pagamento di un'ammenda di 1.500 euro. E sempre nella stessa regione, una persona era finita sotto processo per aver tentato di rubare una melanzana (del valore commerciale di 20 centesimi di euro) in un campo coltivato. Dopo nove anni di processo, la Corte di Cassazione scelse di dichiarare la "non punibilità per particolare tenuità del fatto". In Campania, un medico legale di un'Azienda sanitaria locale finì sotto accusa per una presunta truffa per il mancato utilizzo del badge sul luogo di lavoro. Il dottore era stato sospeso dal servizio ed era stato sottoposto all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per due mesi, dovendo affrontare sei anni di processo. Che terminò con l'assoluzione.

Che cos'è la Legge Pinto

È accaduto di frequente che anche la Corte europea dei diritti dell'uomo redarguisse l'Italia per i tempi della giustizia. A cautelare lo Stato, in questo senso, però ci avrebbe pensato la Legge Pinto, che prevede un indennizzo economico per la pesona che ha subito danni a causa di un processo troppo lungo. È la norma numero 89 del 24 marzo 2001 e riconosce a coloro che hanno dovuto affrontare un processo "di durata irragionevole" la possibilità di "richiedere un'equa riparazione" per le conseguenze patrimoniali o non patrimoniali subite. E la "durata ragionevole" corrisponderebbe a tre anni per il primo grado di giudizio, due anni per il secondo e un anno per quello di legittimità.

Commenti

Gianni11

Ven, 09/11/2018 - 12:20

Ma le stesse toghe rosse rilasciano i clandestini criminali in 30 minuti. E' tutta questione di priorita'.