Il governo inglese ammette: "I cittadini sono stati spiati e i social network monitorati"

Spiare i cittadini del Regno Unito sui social network? Perfettamente legale. È la risposta di Charles Farr, direttore generale dell’Office for Security and Counter-Terrorism, un dipartimento del ministero dell’Interno di Sua Maestà

Spiare i cittadini del Regno Unito sui social network? Perfettamente legale. È la risposta di Charles Farr, direttore generale dell’Office for Security and Counter-Terrorism, un dipartimento del ministero dell’Interno di Sua Maestà. Dopo le rivelazioni di Edward Snowden, e il caso mondiale del “Datagate”, adesso i cittadini britannici hanno la certezza che tutte le loro attività su siti come Facebook, Twitter e Google sono state sistematicamente monitorate dal governo attraverso “Tempora”, il programma della maxi operazione di sorveglianza. L’ammissione è contenuta in un rapporto di 48 pagine con cui il governo britannico ha risposto ad un’azione legale promossa da Privacy International, Amnesty International, Liberty, American Civic Liberties Union e da altre sei associazioni per le libertà civili di Irlanda, Egitto, Ungheria, Pakistan, Canada e Sudafrica. Nel rapporto è spiegato in che modo il governo ha aggirato il “RIPA”, la legge del 2000 sui poteri di sorveglianza da parte degli organismi pubblici.

In base alle disposizioni del RIPA le comunicazioni “esterne”, ossia tra persone non residenti in Gran Bretagna, possono essere indiscriminatamente monitorate, a differenza delle comunicazioni “interne”, cioè quelle tra i residenti. Il governo ha inquadrato come “esterne” le attività su Facebook, Twitter o Google, trattandosi in tutti i casi di piattaforme che hanno sede negli Stati Uniti. Uno stratagemma che ha consentito di operare senza nessun limite. Ovviamente la preoccupazione sul gran numero di dati sensibili o personali su cui gli 007 hanno avuto accesso è del tutto legittima. “Gli analisti sono esseri umani – ha argomentato Charles Farr – hanno un lavoro da svolgere e dimenticheranno tutte le comunicazioni irrilevanti”. Rassicurazioni che non sono servite a placare le associazioni promotrici dell’azione legale contro il governo, che adesso chiedono le cessazione di quelle che loro definiscono come violazioni dei diritti e delle libertà. Ma si tratta di veri e propri abusi o dell’inevitabile prezzo da pagare per vivere più sicuri?