Il granchio azzurro minaccia le spiagge leccesi

A lanciare l'allarme è l'associazione Ata-pc che da oltre dieci anni si occupa della salvaguardia dell'ambiente e della protezione degli animali

L'associazione Ata-pc Lecce, che da oltre dieci anni è in prima linea nella salvaguardia dell'ambiente e nella protezione degli animali, ha lanciato l'allarme. Le spiagge leccesi sono minacciate dal Callinectes sapidus, o più comunemente definito granchio azzurro. Si tratta di una specie aliena che ha invaso il Mediterraneo e che, stando a quanto affermano gli specialisti, minaccerebbe la biodiversità autoctona poiché in grado di predare altri crostacei, pesci molluschi e addirittura di distruggere le reti e le altre attrezzature da pesca. Non è un caso, ad esempio, se lungo le coste della Grecia e dell'Albania (dove c'è una massiccia presenza dell'animale) si stanno predisponendo le prime azioni pilota volte alla mitigazione degli impatti negativi di questa specie. Numerose sono le segnalazioni effettuate dai bagnanti che hanno avvistato il granchio azzurro sulla riva delle spiagge di Torre Rinalda e Spiaggiabella. In Salento la presenza di questo crostaceo è conosciuta e studiata negli ambienti acquatici di transizione (ad esempio nella Laguna di Acquatina) ma dalle recenti segnalazioni non si può escludere che possa dar luogo ad impatti negativi su altri servizi ecosistemici o arrecare fastidio ai bagnanti e ai turisti non bene informati.

La proliferazione del granchio azzurro proveniente dal Golfo del Messico è legata a diversi fattori. Innanzitutto l'aumento della temperatura e l'intensificarsi del traffico marittimo trans-oceanico. Ancora l'assenza di predatori naturali che permette alla specie aliena di invadere anche le zone di balneazione. Per evitare spiacevoli inconvenienti, Primula Meo (presidente dell'associazione sopra citata) ha ritenuto opportuno dare l'allarme tramite gli organi di stampa. Questo crostaceo è molto aggressivo, pertanto tutti sono invitati a prestare la massima attenzione. In particolar modo i bambini che potrebbero scambiarlo per un comune granchio autoctono e di conseguenza ferirsi sia per la presenza di spine acuminate sul carapace, sia per la forza con cui l'animale stringe le sue chele taglienti.