Hitler e la carne: la evitava ma faceva arrestare i vegetariani

Sebbene Hitler consumasse prodotti di origine animale come formaggio, burro e latte, cercava di evitare la carne, per placare il suo "stomaco nervoso"

Cercava di evitare la carne ma faceva arrestare i vegetariani. E' il ritratto di Adolf Hitler tracciato in 'Un'eterna Treblinka - Il massacro degli animali e l'Olocausto' di Charles Patterson (Editori Riuniti, 2003). Sebbene Hitler consumasse prodotti di origine animale come formaggio, burro e latte, cercava di evitare la carne, per placare il suo 'stomaco nervoso'. Soffriva di disturbi digestivi ed occasionali dolori di stomaco, che lo avevano afflitto fin dall'adolescenza ed anche di eccessiva flatulenza e sudorazioni incontrollate.

La prima testimonianza dei suoi tentativi di curare i problemi di stomaco controllando la sua dieta appare in una lettera che scrisse nel 1911, quando viveva a Vienna: "Mi fa piacere portarti a conoscenza che, tutto sommato, mi sento già bene. Era solo un
problema di digestione e sto cercando di curarmi con una dieta di frutta e verdura". Scoprì che quando riduceva l'assunzione di carne, non sudava più copiosamente, e c'erano meno macchie sulla sua biancheria intima. Hitler si convinse anche del fatto che mangiare verdura migliorasse l'odore delle proprie flatulenze, una condizione che lo aveva stressato terribilmente e che gli aveva causato molto imbarazzo. Aveva una grande paura di contrarre il cancro, che aveva ucciso sua madre e credeva che il mangiar carne e l'inquinamento lo causassero. Hitler però non rinunciò mai completamente ai suoi piatti di carne preferiti, specialmente le salsicce bavaresi, i fegatini, e la selvaggina farcita ed arrostita.

Quali che fossero le sue preferenze dietetiche, Hitler mostrò però poca simpatia per la causa vegetariana in Germania. Quando salì al potere nel 1933, bandì tutte le associazioni vegetariane in Germania, ne arrestò i dirigenti, e chiuse le principali riviste
vegetariane pubblicate a Francoforte. La persecuzione nazista costrinse i vegetariani, una piccolissima minoranza in una nazione di carnivori, a lasciare il Paese o ad entrare in clandestinità.


Un pacifista e vegetariano tedesco, Edgar Kupfer-Koberwitz, fuggì a Parigi e poi in Italia, dove fu arrestato dalla Gestapo, e mandato al campo di concentramento di Dachau. Durante la guerra, la Germania nazista bandì tutte le organizzazioni vegetariane nei territori da essa occupati, anche se le diete vegetariane avrebbero potuto contribuire ad alleviare la carestia alimentare del tempo di guerra.

Commenti

pastello

Dom, 24/05/2015 - 16:19

Beh, almeno non mangiava i bambini...