I Borbone si riprendono Parma (per un giorno)

La cupola del Correggio, una delle opere sublimi del Rinascimento, sovrasta delimitando lo spazio centrale del Duomo di Parma, dando la sensazione di un luogo senza tempo, dove la magnificenza dell’arte rende eterne le cose.

Così fuori dal tempo, poteva sembrare la funzione del Vescovo di Parma, Sua Eccellentissima Reverenza, monsignor Enrico Solmi che ieri mattina, domenica 25 settembre, ha celebrato il battesimo del piccolo Sua Altezza Reale Carlo Enrico Leonardo di Borbone Parma, figlio dei principi Carlo Saverio e Annemarie di Borbone Parma, ed i cui padrini erano Sua Maestà Re Guglielmo Alessandro dei Paesi Bassi, Sua Altezza Reale principessa Maria de Las Nieves di Borbone Parma, Sua Altezza Reale Dom Duarte Pio, Duca di Braganza, e poi Javier Lubelza Roca e Ludovico Gualtherie Van Weezel. Che la professione di fede e la rituale “rinuncia a Satana” è stata scandita in cinque lingue diverse: olandese, spagnolo, inglese, portoghese, italiano, quasi a significare plasticamente l’unità di un’Europa ben diversa da quella dei tecnocrati e dei banchieri, semmai costruita su antichi lignaggi, parentele, cuginanze, consuetudini. Gli invitati - rigorosamente in tight gli uomini, in cappello da cerimonia le donne - erano discendenti di altrettanto famiglie nobili, provenienti da tutta Italia e Europa, e membri di vari ordini cavallereschi, a partire da quello Costantiniano che ancora svolge funzioni a Parma.

Una situazione straordinaria, nel senso primo del termine, fuori dall’ordinario, tanta nobiltà riunita in Italia (un paese che dopo la guerra ha disconosciuto i titoli nobiliari) per un evento privato che ha un profondo senso di appartenenza e trova radici nella storia antica della città e più latamente del continente.

E se non fosse per il cattivo rapporto che abbiamo avuto con la nostra monarchia, vuoi quando governava nel frangente della parentesi fascista e poi dell’8 settembre, vuoi in seguito quando non governava nel tempo della varietà televisivo, sarebbe da chiedersi se un re non ci manca, magari austero e low profile, come per esempio Guglielmo Alessandro dei Paesi Bassi, arrivato a Parma e ripartito senza fanfare, capace però di interpretare la tradizione e l’unità di un popolo, di rappresentare un’istituzione super partes. D’altronde in Italia, a conti fatti, un re serio non sarebbe stato peggio dei tanti politici passati, né – crediamo - di quelli futuri.

Vale dunque la pena ripercorrere il legame tra i Borbone e Parma. Nel 1545 – ricorda in un delizioso vademecum Edmondo Barbieri Marchi che è la nostra guida preferita nelle questioni araldiche o di genealogie dei casati - il Papa Paolo III Farnese approvò l’istituzione del Ducato di Parma e Piacenza per il figlio Pierluigi. Estinti i Farnese nel 1731 con la morte di Antonio, il Ducato passò ai Borbone, in quanto discendenti per parte di madre di Elisabetta Farnese Regina di Spagna. I Borbone con Carlo, divenuto poi Re di Napoli e quindi Re di Spagna, furono Duchi di Parma nelle persone di Don Filippo e del figlio Don Ferdinando. La tempesta napoleonica spazzò via il Ducato di Parma che fu poi ristabilito dal Congresso di Vienna nella persona di Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone Bonaparte, che ne divenne Duchessa “pro tempore” fino alla morte, avvenuta nel 1847. Secondo gli accordi dello stesso Congresso di Vienna, il Ducato tornò ai Borbone Parma che regnarono fino al 1859. Nonostante l’annessione al Regno d’Italia, Parma mantenne sempre il rapporto con la Famiglia Ducale anche per la presenza in città dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio trasformato in ente benefico, proprietario fra le altre cose della Chiesa Magistrale di Santa Maria della Steccata.

Tale rapporto continuò anche negli anni recenti: i principi Saverio ed Enrica di Borbone nel 1971 donarono all’Ordine Costantiniano di San Giorgio, l’intera collezione di quadri, incisioni, libri, cimeli, al fine di costituire un archivio borbonico da mettere a disposizione degli studiosi. Il principe Carlo Ugo di Borbone (1930-2010), marito della principessa Irene dei Paesi Bassi, sorella della Regina d’Olanda, fu per Parma una sorta di “ambasciatore della storia”. I suoi figli Carlo Saverio, Margherita, Carolina e Giacomo, rinsaldarono questo rapporto: il primogenito Carlo Saverio, cugino del Re di Olanda, ha deciso di battezzare, non a caso, i propri figli fra Parma e Piacenza, onde rafforzare il legame con l’ex Ducato.

La cerimonia ha avuto ovviamente una dimensione mondana, con il ricevimento nelle sontuose sale del castello di Rivalta dei conti Zanardi Landi, uno dei castelli del Ducato, con la sala delle armi dedicata alla battaglia di Lepanto, in cui si custodiscono ancora i vessilli che sventolavano sulle galere della famiglia Scotti di Sarmato. A quella battaglia navale, nell’ottobre del 1571, fondamentale per la cristianità, ma anche per l’Europa, per il concetto stesso di Europa e di Occidente, parteciparono i meglio giovani della nobiltà europea e di quella italiana, i Farnese, i Colonna, i della Rovere, gli Orsini, i Savelli, i Caetani, i Gonzaga, i Medici, le famiglie genovesi, quelle veneziane… alcuni degli eredi passeggiavano nel sole settembrino, tra una tartina e un flute di spumante, guardando oltre la Trebbia la pianura lombarda.