I progressi nella lotta alla leucemia mieloide

L'ematologia è nell'era della precisione. Ovvero di cure sempre più personalizzate, efficaci e con minori effetti collaterali. Ne è un esempio la Leucemia Mieloide Cronica (LMC). Una patologia per la quale l'avvento di terapie a bersaglio molecolare e lo sviluppo di tecnologie diagnostiche sofisticate, hanno segnato, in questi anni, una sorta di rivoluzione: si è passati, infatti, da una malattia che non lasciava speranze al paziente, alle attuali elevatissime percentuali di sopravvivenza, con una qualità di vita paragonabile a quella della popolazione generale.

All'Ematologia di precisione e relativi sviluppi, è stata dedicata la X edizione della «Giornata Nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma», promossa dall'AIL (www.ail.it). La sinergia tra terapie a bersaglio molecolare e diagnostica avanzata, si è consolidata nella Leucemia Mieloide Cronica ed è oggi un modello, per altre malattie del sangue. Numerosi studi clinici di Fase II e III, condotti negli ultimi quindici anni, hanno dimostrato la capacità degli inibitori delle tirosinchinasi di indurre nelle LMC, significative e persistenti risposte profonde di malattia, in oltre il 90 per cento dei casi. E oggi si punta al traguardo della sospensione del farmaco e quindi alla guarigione. «La risposta molecolare profonda è l'obiettivo principale delle attuali strategie terapeutiche», spiega Monica Bocchia, responsabile dell'unità operativa complessa di ematologia all'ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena. «Vuol dire raggiungere un livello minimo di malattia residua tale per cui nemmeno i più sofisticati e sensibili metodi molecolari, riescono a vedere la proteina alterata BCR/ABL. Quando questa risposta viene raggiunta e mantenuta nel tempo, significa che le cellule leucemiche sono pochissime e inattive e si può parlare di guarigione». Fondamentale è monitorare la risposta alle terapie. Per questo è nata LabNet, una rete integrata di laboratori collegata ai Centri di ematologia che assicura ai pazienti prestazioni diagnostiche di qualità omogenee. Il progetto, realizzato da Gimema, con il supporto di Novartis, entro fine anno sarà attivo anche nella Leucemia Mieloide Acuta.