I volti dell'Isis in Lombardia e Piemonte

Ecco chi sono gli arrestati

Genitori con al seguito i propri bambini, la sorella di un estremista musulmano latitante in Siria, un pugile e il fratello di un martire dell'Isis. Sono le sei persone destinarie, tra Lombardia e Piemonte, dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Milano Manuela Cannavale. Tutti accusati di 'partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionalè: quattro di loro sono stati arrestati questa mattina, mentre di due non si hanno più notizie da quando, un anno fa, avrebbero oltrepassato il confine siriano. In carcere si trovano Abderrahim Moutaharrik, 28 anni, e la moglie Salma Bencharki, di 25: nati in Marocco, abitano a Lecco con i figli, un bimbo di 4 e una bambina di 2 anni. Lui è campione professionista di kickboxing e secondo le indagini progettava in segreto un attentato al Vaticano. Saliva sul ring indossando maglie col logo del Daesh, e si allenava per partecipare, il prossimo 14 maggio, a 'La notte dei campionì, tra le più importanti competizioni sportive del combattimento italiano. I coniugi condividevano "l'esaltazione per i valori jidaisti", si legge nell'ordinanza, e avevano deciso di trasferirsi in Siria, tanto da stipulare un finanziamento di 7mila euro alla Deutsche Bank di Introbio per affrontare il viaggio. In manette anche Abderrahmane Khachia, 23 anni fra pochi giorni, nato in Marocco e residente a Brunello, in provincia di Varese: è il fratello di Oussama, foreign fighter partito dalla Svizzera per la Siria, deceduto in Iraq a fine 2015 mentre combatteva tra le milizie dell'Is. La quarta persona arrestata è Wafa Koraichi, 24 anni, nata in Marocco e residente a Baveno, 5mila abitanti sulle rive del Lago Maggiore.

È sorella di Mohamed, 31, uno dei due latitanti. L'altro è la moglie, Alice Brognoli: nata a Erba e di nove anni più grande del marito, è l'unica italiana del gruppo. All'indomani del matrimonio aveva abbandonato le amiche, scegliendo di indossare lo hijab. Disoccupati, vivevano di sussidi statali: il marito aveva perso il lavoro da saldatore perchè inconciliabile con i cinque atti di preghiera giornalieri che osservava da quando la sua fede si era radicalizzata, soprattutto dopo essere stato con la famiglia in Marocco, da settembre 2014 a dicembre 2015. Esperto di testi sacri, frequentava la moschea milanese di viale Jenner e in quella di Costa Masnaga, a Lecco, conduceva la preghiera del venerdì. Il 21 febbraio 2014 verso le 15.30 la coppia sarebbe partita per la Siria insieme ai figli di 6, 4 e 2 anni lasciando la loro casa di Bulciago: sulle pareti avevano appeso una foto di Abu Bkr Al Baghdadi, il califfo dell'autoproclamato Stato Islamico, e una bandiera artigianale con la scritta 'Shahadà, la dichiarazione di fede dell'Isis. Una vicina, che abita al piano di sotto, avrebbe sentito i bambini scendere le scale del condominio, e un'altra li avrebbe visti salire in auto con i genitori. Da lì in Siria le tappe del viaggio sono scandite dai movimenti della loro carta di credito in hotel o stazioni di servizio: a bordo di una Citroen Xsara in cinque hanno attraversato l'Ungheria e la Turchia, sino ad arrivare a destinazione. Concluso il viaggio Alice sente poco la madre. "Per noi è importante essere qui. Possiamo vivere veramente l'Islam e quindi esprimerci liberamente. Questa è la vera libertà, non l'illusione in cui vivevamo", le scrive il 4 settembre scorso su WhatsApp dopo averla convinta a creare un nuovo numero da usare esclusivamente con lei. "Qui ho tante sorelle con cui stare. Sorelle venute da tutto il mondo: francesi, inglesi, tedeschi, indonesiane, olandesi. Siamo molto unite", racconta, invitando la madre a convertirsi all'Islam. Alice "annunciava con decisione di non voler più tornare indietro, e che per seguire la loro causa erano pronti a tutto per tutto il tempo che gli restava", si legge nell'ordinanza. In Siria avrebbe iscritto i figli a una scuola islamica, facendogli imparare in moschea l'arabo classico. Ai bambini aveva anche rasato i capelli, "come le cipolle" dice intercettata Wafa, loro zia, commentando una recente foto dei nipoti, in cui compare un quarto bimbo: è il figlio della vedova di un martire che Koraichi aveva accolto come seconda sposa.