Impiegato licenziato perché si prostituiva dopo il lavoro. Ma la Cassazione annulla

La Pubblica Amministrazione non può raccogliere da Internet informazioni sulla vita sessuale dei suoi dipendenti per valutare se il loro comportamento meriti il licenziamento

La Pubblica Amministrazione non può raccogliere da Internet informazioni sulla vita sessuale dei suoi dipendenti per valutare se il loro comportamento meriti il licenziamento. Motivo? Si tratta di dati "supersensibili", protetti dalla legge sulla privacy. Lo ha sottolineato la Cassazione annullando del tutto il licenziamento di un impiegato della Provincia piemontese del Verbano, Cusio, Ossola, che era stato "destituito" perché si prostituiva a pagamento tramite annunci sul web. I supremi giudici hanno infatti accolto il ricorso del Garante per la Protezione dei Dati Personali contro la Provincia piemontese che, dal tribunale di Verbania, nel giugno 2012, aveva ottenuto il licenziamento di un impiegato che si prostituiva con annunci su siti per escort. Era stata una "comunicazione anonima", scrive la I sezione civile della Cassazione nella sentenza 21107, a segnalare il dopolavoro svolto dall’impiegato.

L’amministrazione provinciale, allora, "aveva proceduto a verifica mediante accesso ai siti web indicati, promuovendo successivamente un procedimento disciplinare" nei confronti dell’impiegato, al quale nel 2011 il dirigente aveva applicato "la sanzione della destituzione" in quanto "l’offerta di prestazioni sessuali a pagamento", inserita su siti per escort, danneggiava "l’immagine della Provincia". Questa decisione era stata convalidata dal tribunale. Con ricorso alla Suprema Corte, invece, il Garante della Privacy ha sostenuto che il datore di lavoro, soggetto pubblico, non poteva fare ricerche on-line sulla vita sessuale dei dipendenti. E la Cassazione gli ha dato ragione, perché "la particolare natura dei dati sensibili e segnatamente di quelli riguardanti la salute e la vita sessuale delle persone (che appartengono alla categoria dei cosiddetti dati supersensibili, i quali investono la parte più intima della persona, nella sua corporeità e nelle sue convinzioni psicologiche più riservate), esige, in ragione dei valori costituzionali posti a loro presidio, una protezione rafforzata, la quale trova espressione anche nelle garanzie previste per il trattamento effettuato dai soggetti pubblici".

I quali, chiariscono gli ermellini, possono raccogliere informazioni sulla sessualità dei dipendenti, per motivi legati al rapporto di lavoro, "soltanto in caso di rettifica di attribuzione di sesso", o per accertare dati in tema di responsabilità civile, disciplinare e contabile e l’esame dei ricorsi amministrativi.

Commenti

claudio faleri

Mar, 07/10/2014 - 15:39

che male c'è, incrementava lo stipendio, per arsi la settimana bianca

michele lascaro

Mar, 07/10/2014 - 15:43

Veramente, nella Pubblica Amministrazione, (sono stato ospedaliero), esisteva una clausola per cui era necessario condurre una vita integerrima anche nella vita privata, con tanto di firma all'assunzione.

onurb

Mar, 07/10/2014 - 15:47

Un bel paraculo questo personaggio. Chissà quanti bei guadagni si fa con l'attività del gigolò. Per cui che bisogno vuoi che abbia dei miseri stipendi passatigli dalla PA? Però, il furbastro, pensa anche alla vecchiaia, quando, per forza di cose, l'attività dopolavoristica andrà scemando: una pensioncina fa sempre comodo. Mi sorge il dubbio che il suo badge fosse usato da qualche collega compiacente che gli dà una mano a risultare presente in ufficio. Niente di più facile che l'attività dopolavoristica sia, in effetti, quella principale.

vince50

Mar, 07/10/2014 - 15:50

Se potessi lo farei anch'io magari!!,in ogni caso credo siano questioni personali che nulla hanno a che fare con il lavoro da impiegato.Tutti e troppi moralisti,e poi la sera magari vanno a trans,ma per favore......

comase

Mar, 07/10/2014 - 16:04

beh i dipendenti pubblici non possono avere un secondo lavoro!! ah ah ah

linoalo1

Mar, 07/10/2014 - 16:24

Mi pare ovvio!Fuori dal Lavoro,siamo tutti liberi di fare quello che vogliamo,purchè non perseguibile dalla Legge!Siamo o non siamo in un Paese Democratico,dove la libertà d'espressione,bigotti esclusi,è sancita anche dalla Costituzione?Lino.

rokko

Mar, 07/10/2014 - 16:35

Hanno reintegrato chi rubava, perché non dovrebbero reintegrare uno che si faceva solo i fatti suoi.

eloi

Mar, 07/10/2014 - 17:06

Le prestazioni a pagamento le ha dichiarate al fisco? Dimenticavo sono esentasse.

epesce098

Mar, 07/10/2014 - 17:24

onurb - Guarda che se metteva gli annunci sui siti delle escort, non cercava certamente donne ma uomini con cui prostituirsi.

ronin59

Mar, 07/10/2014 - 17:58

Embè. Da quando la prostituzione è reato? Le strade di Roma sono puttanai all'aperto e nessuno può fare niente se non multare qualche iellato beccato da tutori dell'ordine in vena di passare una mezz'ora senza rischiare la pelle. Hanno tenuto in servizio professoresse che si facevano pastrugnare nel perizoma da studenti delle medie,il professore che a Cagliari ha stuprato un'allieva di 15 anni ecc ecc..Reintegriamo il reato di prostituzione, e poi che il gigolò sia pure licenziato. Ora è solo una fregnaccia demagogica.

Solist

Mar, 07/10/2014 - 19:09

per questi casi non esiste l'articolo 69?

Giovy99

Mar, 07/10/2014 - 19:16

Quindi uno/a può fare il "prostituto" o la prostituta come secondo lavoro in nero? Un "bel" modo per arrotondare lo stipendio....Buono a sapersi....

leserin

Mar, 07/10/2014 - 21:43

Sentenza grottesca: primo perchē il comportamento del dipendente pubblico non può essere lesivo dell'immagine della PA, secondo perché qualsiasi attività extra-istituzionale (persino se gratuita!) è soggetta ad autorizzazione dell'Amministrazione di appartenenza, terzo perché quello che i dati, ancorché sensibili , è stato il dipendente a renderli pubblici mettendoli on-line", quindi accedervi non può costituire violzione della privacy. Rivata

onurb

Mer, 08/10/2014 - 08:59

epesce098. Fa il gigolò con il lato sbagliato, quello OGM.