“Io, schiavo dei ricettatori, arrivato dalla Bulgaria per raccogliere mele e patate”

Il prezzario dei ricettatori di metalli raccontato da un "invisibile" sfruttato dai caporali. La storia di Cristian, migrato dalla Bulgaria sei anni fa per raccogliere i prodotti agricoli tipici della Campania

“Tre euro al chilo per il rame, non deve essere bruciato. Cinque centesimi, l’alluminio. Bronzo, due euro. Acciaio, sessanta centesimi”. Sono alcune delle poche parole in italiano che conosce Cristian, bulgaro. Il nome è di fantasia, lui no. Dice di essere in Italia da 6 anni: per spiegarlo mostra sei dita. Riferisce di vivere ad Acerra, in provincia di Napoli. Poi riporta le mani sulla sua bici, per sistemare quello che è riuscito a trovare nell’ennesimo cassonetto dei rifiuti in cui si è messo a frugare, a circa dieci chilometri di distanza dalla sua casa italiana. Riprende a scavare nell’immondizia. Sullo sfondo: due palazzoni popolari, la sede di un distretto sanitario dell’Asl della Campania e la vita che continua a scorrere.

Apre una confezione di corn flakes e versa in una busta le briciole rimaste in fondo alla scatola aperta. Sono per i piccioni. Il suo volto è emaciato, gli occhi sono stanchi, è magro. Davanti alla proposta di cibo non si tira indietro, accetta volentieri. Ha fame. Ma lui nella spazzatura cerca altro. “Giubbotti”, dice. E ne ha raccolti diversi, sono ammucchiati sulla sua bicicletta. Sotto, però, c’è anche altro: telefoni, cavi, un paio di specchietti. Spiega che li prende per ricavare i metalli. Aiutandosi con i gesti, racconta che raccoglie quel materiale per poi decomporlo ed estrapolare rame, bronzo, acciaio e alluminio da vendere a tre italiani. “Non devono essere bruciati”, precisa. Il motivo non riesce a spiegarlo. L’unica cosa che sa dire bene è: “Due euro al chilo il bronzo, tre euro il rame, alluminio 5 centesimi, acciaio 60 centesimi”. È, praticamente, il prezzario che gli impongono i ricettatori. “Tre persone di Acerra”, rivela per descriverli, e non aggiunge altro. Soggetti che arrivano con una bilancia, pesano e pagano. “Poi mi comprano panini, sigarette e salame”, aggiunge, quasi con soddisfazione. Ma quando si pronuncia la parola “lavoro”, lui pensa ad altro.

“Ora aspetto le patate”, afferma. “Raccolgo patate, mele. Nelle campagne a Marigliano, Villa Literno, Maddaloni, Polvica”. I comuni che elenca si trovano tra la provincia di Napoli e quella di Caserta. “No contratto”, ripete di continuo. “Per le patate – chiarisce - lavoro tre mesi: a giugno, luglio e agosto. Due mesi i pomodori, un mese le mele. Mi pagano 30 euro a giornata, lavoro dalle 7 del mattino alle 5 del pomeriggio”. E non è l’unico. Sulla base di quello che racconta, arrivano persone dalla Bulgaria apposta: “Siamo in 30-35, venuti dalla Bulgaria per raccogliere le patate e le mele. Andiamo a casa di un italiano, il padrone di casa ci porta in macchina a lavoro, in 8-10 persone”. Cristian dice di avere tre figli. Sono nel suo Paese, ed è lì che vuole tornare. Con quella speranza risale sulla sua bicicletta e si dirige verso Acerra. Lo aspettano i ricettatori, l'appuntamento è quotidiano.

Commenti

mariod6

Dom, 26/03/2017 - 17:36

Naturalmente De Luca, De Magistris, la magistratura, la GDF, i sindacati, la Polizia, i Carabinieri, nessuno ne sapeva nulla. E' da secoli che questi marpioni sfruttano i poveri disgraziati tramite il caporalato e la camorra per fare soldi facili. Se però un barista vende un caffé senza ricevuta o si fa dare una mano in negozio dalla moglie deve essere subito sanzionato e bastonato !!!!