Islamisti peggio dei mafiosi: "Per farli parlare non bastano benefici ai pentiti"

Il procuratore generale di Roma, Giovanni Salvi: "Bisogna rompere il muro delle loro convinzioni"

Per combattere e sconfiggere il terrorismo, non bastano le armi usate fino ad ora con la mafia. Non bastano gli sconti di pena ai pentiti, la protezione per chi parla e tutto il resto. L'islamista non si pente, sembra dire il procuratore generale di Roma, Giovanni Salvi, alla Stampa. Convincerli a collaborare è difficile. Sono troppo immersi nella follia islamista che li guida nella loro Guerra Santa.

Il giudice di Magistratura Democratica deve ammettere, infatti, che i terroristi potrebbero essere "immuni" da alcune strategie usate dai giudici per combattere la mafia. "Muoversi in una dimensione religiosa - dice Salvi - è una sfida inedita e rischiosa. Nei confronti del terrorismo interno, per dire, ci muovevamo nell’ambito di un codice comune. Tanti a sinistra hanno conosciuto qualche “compagno che sbagliava”. Così come, a Roma, tanti sono stati vicini di banco al liceo con qualcuno finito nei Nar. Con il terrorista islamista, invece, il rischio è l’alterità. Ancor più grave, le letture semplificatorie".

La minaccia jihadista è sempre più insidiosa. E lo è più di qualche temèpo fa "perché eravamo abituati a un terrorismo islamico legato ai singoli territori. Con la nascita dello Stato islamico si è modificato il rapporto con lo spazio. Questo è un terrorismo a sfondo religioso che mira all’affermazione di una particolare ortodossia per l’intera comunità dei credenti islamici. E quindi possiamo sconfiggerlo in Iraq o in Siria, ma ce lo ritroveremmo da un’altra parte a causa della sua pretesa di universalità".

Sulla lotta all'islamismo islamico, però, il giudice è positivo anche se non nasconde che ci siano alcune difficoltà. "In Italia - spiega Salvi - abbiamo ottime polizie e procure della Repubblica. Rispondiamo alla sfida molto bene. Da noi, a differenza di altri, è efficace la prevenzione attraverso l’indagine penale grazie alla nostra esperienza di lungo periodo contro il terrorismo e contro la criminalità organizzata. Ma anche il migliore degli strumenti va aggiornato. Come procedere quando si ha bisogno di informazioni dalla Libia, dalla Siria o dalla Somalia? È indispensabile il raccordo continuo delle informazioni dai campi di battaglia, stante le loro ramificazioni". Insomma, bisogna lavorare molto con l'intelligence. E rivedere alcune strategie. Come quelle per far parlare e collaborare gli isamisti. "Convincere qualcuno a collaborare - dice il giudice - non è facile e non sempre basta la spinta che viene dai possibili benefici; molto importante è sapere penetrare nella corazza delle convinzioni estreme. Ancora una volta capire fino in fondo è una premessa indispensabile. Per ciò che concerne Salah, è un po’ presto per valutare se vi sarà una collaborazione effettiva e utile e non solo strumentale".

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Commenti

venco

Lun, 21/03/2016 - 14:33

Certo, l'islam è una grande mafia