Tessile: per la lana il "made in Italy" punta su innovazione, qualità e stile

Al focus "From farm to fashion. The wool supply chain and the consumer" di Biella, durante la giornata conclusiva del congresso mondiale Itwo, confronto fra le realtà della filiera su strategie di mercato e risposte a una domanda in continua evoluzione. Dalla materia prima alla commercializzazione, il made in Italy lancia la sfida sui mercati globali e mette al centro il consumatore

"From farm to fashion. The wool supply chain and the consumer" è stato lo spazio di confronto a Biella durante la giornata conclusiva del Congresso Iwto, dedicato al futuro della materia prima lana e alle modalità di riorganizzazione a cui la filiera dovrà adeguarsi per cogliere le opportunità di mercato anche in rapporto agli stili di vita e di acquisto del consumatore moderno e globale. Un dibattito - confronto fra i rappresentanti della filiera tessile-laniera e non solo, condotti nella discussione da Antonio Di Bella, designer, imprenditori, distributori, esperti di fashion industry e di tendenze, sociologi, giornalisti di moda. Tra i nomi: Alberto Baldan ceo di La Rinascente, Ennio Capasa direttore creativo di Costume National, Nino Cerruti presidente del Lanificio F.lli Cerruti, Domenico De Masi sociologo, Pier Luigi Loro Piana presidente e ad del Gruppo Loro Piana, Raffaello Napoleone ad di Pitti Immagine, Stuart McCullough eco di The Woolmark Company, Andrea Panconesi ceo Luisa Via Roma Spa, Franca Sozzani direttore di Vogue Italia e L'Uomo Vogue, Paolo Zegna, presidente di Ermenegildo Zegna Group.

Si sono confrontati sulle nuove frontiere del consumo e sulle sfide che aspettano tutto il settore della lana, dalla produzione alla commercializzazione, nel focus organizzato da Iwto e voluto dal vice presidente Pier Carlo Zedda in collaborazione con The Woolmark Company, curato dall'Area Studi Diomedea. Punto di partenza del dibattito è stata la nuova figura del consumatore che si va profilando in questi anni che oggi diventa, anche dal punto di vista fisico, produttore e consumatore del bene: un "maker" di un prodotto che lui stesso andrà a consumare alla ricerca di qualità, innovazione riconoscibilità del valore del prodotto che ha acuistato. Inoltre, durante il focus sono stati forniti i risultati dell'indagine “La materia prima, la moda, il consumatore”, svolta da Area Studi Diomedea tra i dettaglianti italiani che trattano prodotti in lana di fascia medio-alta e alta nelle diverse regioni d’Italia. La ricerca cerca di tracciare un quadro esemplificativo di quale sia il rapporto tra la fibra tessile e il consumatore, visto attraverso gli occhi di chi è tutti i giorni a contatto con il pubblico. Un quadro quanto mai interessante anche in considerazione della atipica struttura distributiva italiana nello scenario internazionale.

"Se nella storia della moda l'Italia ha sempre continuato a mirare ad una qualità superiore e alla tradizione sempre unita all'innovazione del prodotto, ora é arrivato il momento di far conoscere questi punti di forza a tutti e di fare il grande salto nella comunicazione". E' questa l'urgenza che ha sottolineato Paolo Zegna, presidente di Ermenegildo Zegna Group, durante il focus. "L'obiettivo diventa dunque "fare una promozione internazionale, intelligente, attiva e moderna - ha aggiunto Zegna - una cosa fondamentale per il tessile italiano e per tutto il made in Italy".

Per far fronte alla crisi che costringe a chiudere le piccole e medie imprese italiane del settore tessile e laniero "serve la semplificazione, di modo da abbassare i costi dell'energie e creare finalmente le condizioni per lavorare". E' l'appello lanciato da Piercarlo Zedda, vicepresidente della International Wool Textile Organisation a margine del focus 'From farm to fashion'. "Il vero problema é capire se la soluzione debba arrivare da Roma oppure se ci sia bisogno di una legge comunitaria - ha aggiunto Zedda - che sia quindi in grado di mantenere le prime fasce della catena produttiva in Italia e in Europa. Le aziende insomma sono pronte a lavorare se saranno aiutate a lavorare. Solo allora potranno davvero iniziare a innovare".

Il mercato tessile, insieme con le fiere di settore, sta dimostrando che "bisogna innovare e cambiare strategia produttiva, spesso anche in corso d'opera", ha osservato l'amministratore delegato di Pitti Immagine Raffaello Napoleone a osservarlo. "In particolare durante Pitti Filati - ha aggiunto - ci siamo resi conto che gli espositori devono continuamente far fronte alla richiesta di cambiamento che arriva dal mercato, per cui subito dopo la fiera devono ripensare a nuove strategie di stile e produzione. E' per questa ragione che il tessile deve puntare sull'unicità e innovare sempre più spesso le collezioni".