Dalí, l'artista così surreale da uscire persino dalla tomba

Non fosse stato Salvador Dalí, la notizia della riesumazione del corpo, ventotto anni dopo la morte, ai fini di stabilire una presunta paternità, non avrebbe poi fatto così tanto rumore. Ma trattandosi dell'artista più famoso e popolare del 900, il catalano riesce nell'impresa di far parlare di sé anche se ci ha lasciati tanto tempo fa. Perché Dalí è stata la prima rockstar della pittura moderna, i cui atteggiamenti, il modo di vestire, di parlare, di guardare gli altri, di stare in scena come su un palco, a lungo non ha avuto uguali, almeno fino all'arrivo di Andy Warhol.

Di lui si conosce il personaggio, molto meno le opere. Tutti saprebbero indicare almeno due quadri di Picasso, Les Demoiselles d'Avignon e Guernica, almeno altrettanti soggetti di Warhol, Marilyn e la Zuppa Campbell. Di Dalí, invece, i baffi, i vestiti, gli occhi spiritati. L'arte, nel suo caso, passa in secondo piano. Fin dal 1922, quando va a studiare a Madrid, sfoggia giacche corte, pantaloni alla zuava, giacche colorate, come fosse un dandy inglese che si ispira a Oscar Wilde. Nel '27 decide di farsi crescere i baffi in omaggio a Velázquez. Nel '29 incontra Gala, già sposata al poeta surrealista Paul Eluard, undici anni più vecchia di lui. Il loro rapporto, controverso eppure solido e duraturo, è stato oggetto di gossip. La stampa scandalistica la indicava come una ninfomane sfrenata e lui, nella vita privata, persino sottomesso. C'è chi ha visto in Gala l'antesignana di Yoko Ono con John Lennon, una donna dalla cannibalica ambizione di approfittare di un uomo dalla doppia faccia, strafottente e irritante in pubblico, timido e sottomesso a casa. Fin dagli anni '30 sono comunque la coppia più strabiliante e trasgressiva dell'arte, protagonisti non tanto nei musei quanto nell'high society e tra i vip internazionali.

Dalí vive per il glamour, insegue la fama come una diva che farebbe qualsiasi cosa pur di stare al centro dell'attenzione e, di conseguenza, vendere la propria arte. Però non ama frequentare i colleghi, li trova noiosi, autoreferenziali, e poi non gli va di confrontarsi con nessuno, convinto com'è di essere il più bravo di tutti. Nell'agenda dei coniugi Dalí ci sono i recapiti di tante celebrities: attori come Harpo Marx, la mecenate Helena Rubinstein, Umberto di Savoia che dall'esilio portoghese li va a trovare a Port Lligat, il generalissimo Francisco Franco, amicizia che gli attirò altre antipatie. Sentendosi un performer più che un pittore, lo attirano le star del rock: Alice Cooper, per cui disegna un microfono, Lou Reed, Elvis Presley che aveva regalato a Gala un paio di calzini colorati. Anche l'incontro con Amanda Lear è più vicino alle cronache rosa che al mondo dell'arte. A sentire l'interprete di Tomorrow, Dalí certo non avrebbe potuto mai avere un figlio. «Non aveva vita sessuale. Le sue passioni erano solo cerebrali. Mi diceva che in vita sua mai aveva penetrato una donna. Quando andava con Picasso nei bordelli faceva sedere le prostitute lontane, aveva paura che gli saltassero addosso e si limitava all'onanismo». Unica amica a essere ammessa da Gala alla corte del Maestro, Amanda sembra davvero saperla lunga; c'è da crederle dunque.