L'assoluzione dei colleghi: "Dosaggi abbondanti giustificati"

Ecco le carte dell'anestesista. E la Regione: allontanati i vertici della struttura

nostro inviato a Saronno (Va)

Un bravo medico, anzi ottimo; con un eccellente rapporto con i pazienti e i loro familiari. Certo, con i suoi metodi, e i suoi dosaggi abbondanti: ma giustificati dalle sue capacità e dalle circostanze.

È quasi grottesco, col senno di oggi, leggere le relazioni conclusive della Commissione di inchiesta interna dell'ospedale di Saronno che nel 2013 assolse Cazzaniga dalle accuse che gli venivano mosse da due infermiere. E ben si capisce come mai la Procura abbia indagato tutti i suoi componenti, e oggi la Regione annunci che alcuni tra i capi dell'ospedale sono stati già allontanati.

Scrive per esempio il medico Nicola Scoppetta: «Nella carriera di Cazzaniga sono riportate solo lettere di encomio per la compliance con il paziente e nessuna segnalazione avversa». E poi: «È indubbio che le scelte terapeutiche di questo professionista siano mosse dal controllo dei sintomi, non dalla induzione della morte del malato. Le scelte dei farmaci sono condivisibili e basate sulla dimestichezza d'uso».

Ecco la relazione di Fabrizio Frattini, direttore del settore Emergenza e urgenza: «Il collega in questione è uso avere una buona/ottima qualità relazionale con i pazienti e i loro familiari (..) l'ambiente di lavoro e anche la mia esperienza personale confermano questa opinione. La tipologia dei farmaci impiegati è congrua» perché «l'instaurarsi del fenomeno della tolleranza comporta la necessità di incrementare in misura sensibile i dosaggi dei farmaci». Le denunce delle infermiere secondo Frattini sarebbero frutto del clima negativo in reparto, «la mancata di adeguato dialogo e condivisione delle decisioni hanno concorso in modo significativo al fatto che ci siano giunte le due segnalazioni su cui abbiamo lavorato». Conclude la relazione: «Non esistono elementi di dubbio sulla condotta medica di tale rilevanza da portare a una segnalazione all'autorità giudiziaria».

Maria Luisa Pennuto, responsabile del servizio di medicina legale, si trincera dietro le valutazioni dei colleghi: «In ordine alla appropriatezza e alla adeguatezza del trattamento farmacologico non posso che affidarmi al giudizio espresso dal dottor Frattini e dal dottor Scoppetta che hanno giudicato accettabile l'impostazione terapeutica». E se la cava con un invito: «È comunque opportuno che sia assolutamente evitato da parte del dottor Cazzaniga qualsiasi riferimento al protocollo Cazzaniga e che lo stesso non si discosti dalle indicazioni presenti in letteratura e dalle direttive del responsabile del pronto soccorso». Nelle sue intercettazioni, la Pennuto si rimprovererà per questa acquiescenza: «La colpa è solo mia che per stare dietro... alla fine mi sono fidata di quello che dicevano i clinici che dicevano la somministrazione di farmaci è tutto sommato accettabile».

Solo Claudio Borgio, responsabile del servizio infermieristico, si spingerà a scrivere che «il trattamento ha utilizzato farmaci di categoria pericolosa e con dosaggi non comuni». Ma non impedirà che la relazione finale della Commissione, firmata dal direttore medico di presidio Paolo Valentini, si concluda con una assoluzione piena di Cazzaniga, cui viene offerto persino una sorta di alibi preventivo: «La maggior percentuale di decessi nei casi trattati in pronto soccorso dal dottor Cazzaniga», secondo Valentini si spiega facilmente in virtù del fatto che a Leonardo Cazzaniga, in quanto medico esperto ed anziano, vengono assegnati i casi più gravi. Inoltre «la peculiarità dell'approccio terapeutico del dottor Cazzaniga (analgesici oppioidi più benzodiazepine più ipnotici)» troverebbe giustificazione «nelle competenze del dottor Cazzaniga, in possesso della specializzazione in anestesia e rianimazione e quindi di una maggiore capacità di gestione dei farmaci». Anche se «rimane una personale perplessità sull'approccio terapeutico e in particolare sulle dosi che lasciano intravedere un approccio aggressivo in alcuni dei casi (...) è impossibile determinare se la posologia adottata sia finalizzata ad aumentare l'effetto analgesico e quindi ad alleviare il dolore e la sofferenza oppure a determinare la riduzione della sopravvivenza che rappresenta comunque un effetto collaterale riconosciuto dei predetti farmaci (...). Le competenze e l'esperienza del dottor Cazzaniga appaiono fuori discussione così come nulla si può eccepire sulle capacita relazionali con pazienti e parenti».

Commenti

VermeSantoro

Sab, 03/12/2016 - 12:12

Ma non diciamo eresie ... da quanto ho sentito alla Tv lui e la sua socia sono 2 mostri che meriterebbero ........ e forse la donna anche qualcosa in più. Se venissero confermate le loro responsabilità sarei del parere di chiuderli in carcere e buttare via le chiavi, in alternativa si potrebbe dare loro qualche metro di corda per chiamarsi fuori ....

Tobi

Sab, 03/12/2016 - 14:09

a giudicare da come è stata condotta e dall'esito dell'inchiesta interna e dalla "copertura" data all'operato di quel "medico" omicida si evince che si tratta di un sistema che eutanizza i pazienti considerati gravi presumibilmente per liberare posti letto e sgravare l'ospedale dai costi di ricovero (per rientrare nel budget delle spese). Quel "medico" omicida quindi non è per me un caso isolato, ma uno che opera nel sistema eutanasia degli ospedali insieme a tanti altri. L'univa differenza con altri che fanno la stessa cosa è che lui si dava delle arie, si vantava di quello che faceva e che è stato scoperto. Bisogna scoperchiare l'intero sistema eutanasia che purtroppo fa morire tanta gente negli ospedali italiani. Purtroppo è prassi in molti ospedali. Non sono casi isolati.

Tobi

Sab, 03/12/2016 - 14:46

aggiungo al mio precedente messaggio che in alcuni ospedali italiani è considerato "grave" chi è semplicemente anziano, anche quando non è un paziente in condizioni realmente gravi. Cioè in molti ospedali italiani, i pazienti anziani sono considerati un peso. E come abbiamo visto, purtroppo ci sono casi in cui vengono eliminati. La magistratura dovrebbe indagare quella che purtroppo credo sia una prassi in certi ospedali.