A Lecce un hotel di lusso per ricordare la storia della bella "Fiermontina"

Nel palazzo della città barocca i nipoti raccolgono quadri e sculture di quella che fu la musa e la moglie di due grandi artisti francesi. E c’è anche l’omaggio al fratello Enzo Fiermonte, campione della boxe negli anni ’20 e poi divo di Hollywood, dopo le nozze con Lady Astor

Quante donne, per fascinose che siano state, hanno la fortuna di essere ricordate con la dedica di un hotel di lusso? Antonia Fiermonte, bisogna dire, ha avuto una vita breve e romantica, come un romanzo tra arte e avventura, dalla Puglia dov’è nata nel 1914 a Parigi, a Roma. I suoi nipoti franco-marocchini, Antonia e Giacomo, hanno voluto intitolare a lei il raffinato albergo nato in un antico palazzo del ’600 nel centro della Lecce barocca, anche per rinsaldare le loro radici italiane, un legame a lungo coltivato con la terra del Salento.

L’hanno chiamato «La Fiermontina» e tutto parla di lei, nei saloni con i quadri e le foto che la ritraggono, nel giardino di ulivi secolari disseminato di sculture che la ricordano, nelle 16 raffinate suite che conservano il suo stile elegante, il suo spirito estroso, nei libri le tracce dei suoi amori. «C’è voluto un impegno tenace- spiega Fouad Giacomo Filali, uomo d’affari internazionali ed ex genero del re del Marocco Hassan II- per aprire quest’albergo, perchè sono state molte le difficoltà e per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie e restaurare l’edificio ci sono voluti 10 anni. Alla fine, ci siamo riusciti ed è il nostro orgoglio. Mia sorella lo gestisce quotidianamente e io vengo a rifugiarmi qui appena posso. In questa residenza tutto è un tributo alla nostra indimenticabile nonna».

Antonia, era una bellissima e talentuosa violinista e pittrice di soli 17 anni quando se ne innamorò lo scultore Renè Letourneur, importante esponente dell’Art Déco venuto a Villa Medici per ricevere il «Gran Prix de Rome». La giovane artista lo seguì in Francia e divenne la sua musa, la sua modella, poi sua moglie. Ispirò e affascinò anche il migliore amico e collega di Renè, l’eclettico artista Jacques Zwobada, che ne dipinse e scolpì l’immagine fino ad innamorarsene perdutamente. Dopo anni tormentati Antonia ottenne il divorzio e sposò Jacques. Quando morì a soli 42 anni, durante una vacanza a Roma, lui sembrò impazzire e come ultimo omaggio volle dedicarle un mausoleo a Mentana. Anche Renè fu devastato dalla perdita del suo primo grande amore e il dolore comune riconciliò i due amici artisti.Oggi, nelle suite dagli archi a volta acuta in pietra leccese dell’hotel, si trovano i volumi illustrati con le opere di Letourneur e di Zwobada, molte dedicate alla Fiermontina. Nel parco che confina sulle mura antiche di Lecce, dove presto si aprirà una delle porte della città, ci sono le statue in bronzo del primo e del secondo marito, insieme a quelle di altri famosi artisti, come una delle rare sculture di Fernand Léger, il famoso «Le due sorelle».

Ma «La Fiermontina» custodisce e tramanda anche un’altra storia romanzesca, quella del fratello di Antonia. «Enzo» si chiama il raffinato bar dell’hotel, tappezzato dalle foto e dai manifesti degli incontri del famoso pugile Fiermonte, negli anni ’20 e nei primi del ’30. Ci sono anche le locandine dei film che in seguito interpretò ad Hollywood, quando divenne attore.

Il passaggio dalla sua prima vita di boxeur alla seconda di divo del cinema avvenne quando conobbe, su un transatlantico in viaggio tra l’America e l’Europa, Madeleine Force Astor Dick, la ricca vedova del miliardario americano John Jacob Astor IV. Lui morì nel disastro del Titanic mentre lei, incinta, fu tra i passeggeri che per primi salirono sulle scialuppe di salvataggio e si salvò. Di 15 anni più anziana di Enzo, che allora chiamavano «il bello del ring», Lady Astor se ne invaghì, lo sposò dopo il suo divorzio dalla prima moglie e ne spezzò definitivamente la carriera nel pugilato. L’unione naufragò presto, ma nel frattempo su Enzo si erano accesi i riflettori di Hollywood: interpretò più di 100 film fino al 1979, anche con Luchino Visconti, per il quale fu allenatore di pugilato in «Rocco e i suoi fratelli». Tentò pure la strada della regia, con lo pseudonimo di William Bird, nel film «L'atleta di cristallo» del 1946, girato nella città della sua giovinezza, Bari.

Con due personaggi così in famiglia, Giacomo e Antonia quasi non avevano scelta. In qualche modo dovevano ricordarli e hanno scelto quello, originale, dell’albergo di lusso. Che, estremamente riservato, quasi clandestino, si nasconde nel centro di Lecce, senza suscitare clamore e farsi pubblicità. I proprietari hanno reclutato una squadra di pugliesi, dai manager all’estroso giovane chef, e poco a poco l’hotel conquista una clientela fatta soprattutto di stranieri. La storia di Antonia e di Enzo fa da richiamo in particolare Oltreoceano, ma anche in terra di Francia, intriga chiunque la conosca.Ora le 16 suite cominciano ad diventare poche per la richiesta, così presto «La Fiermontina» si allargherà al palazzo di fronte, ingloberà l’incantevole piazzetta su cui si affaccia, diventerà un «hotel diffuso» nel cuore di una delle città più ricche di capolavori del Salento. Il cuore e l’arte, d’altronde, sono la chiave della sua nascita e del suo successo.