Leopardi e Lotto: così lontani, così vicini

Se solo alcuni giovani ci manifestassero la loro indifferenza per l'arte, per quelle pitture e sculture che a noi sembrano meravigliose e inevitabili, dovremmo trattenere la nostra indignazione, pensando a quanti, non ignoranti ma letteratissimi, hanno condiviso la stessa indifferenza. Il pensiero va naturalmente al filosofo dell'estetica a cui tanto dobbiamo: Benedetto Croce. Ma può addirittura apparire clamoroso che lo confermi, con assoluta chiarezza, Giacomo Leopardi. Nello Zibaldone leggiamo: «L'arte non può mai eguagliare la ricchezza della natura» ... «la natura insomma è la sola potente, e l'arte non solo non l'aiuta, ma spesso la nega». In tutto lo Zibaldone non c'è una sola osservazione su Raffaello o Michelangelo. Ma neppure su quanto Leopardi aveva a portata di occhi nelle chiese di Recanati. Dipinti e affreschi di un pittore che gli era singolarmente affine: Lorenzo Lotto. Negli anni di Leopardi, il pittore era stato completamente dimenticato, e se mai il suo sguardo avesse incrociato opere che oggi ci parlano con commovente eloquenza, come l'«Annunciazione», ci potremmo chiedere perché il sensibilissimo poeta non abbia avuto un sussulto. Eppure a guardare il «Ritratto di giovane» dell'Accademia di Venezia di Lorenzo Lotto, sembra di aver di fronte il giovane Leopardi, e l'affinità delle loro anime è evidente. Non fu così. Oggi, a Recanati, ho voluto stabilire fra i due un dialogo impossibile. Ed è Lotto a parlare per Leopardi definendosi: «Solo, senza fidel governo et molto inquieto della mente».

Commenti

Agev

Sab, 02/06/2018 - 19:58

Be..!! Caro Vittorio mi fa piacere che lei abbia voluto stabilire un dialogo fra i due che di fatto resta impossibile vista l'affermazione comprensione di Leopardi. Anche quando nel breve Uniremo Arte Filosofia Scienza e se vuoi religione avremo solo un aspetto e comprensione della realtà e totalità. Gaetano

asalvadore@gmail.com

Sab, 02/06/2018 - 23:23

Amico Sgarbi mi permetta di non essere d'accordo con lai. l'Arte nonesiste nella natura ma sta nell'espressione di una emozione che lo spettatore riceve. Un Leopardi nelle Egadi non sará mai apprezzato, quello che é necessario é l'esistenza di due sensibilitá educate a una comunione di sentire lo stile della comunicazione.Per esempio il piú sublime verso d'amore é, per me, l'esametro oraziano Dulce ridentem Lalagen amabo, dulce loquentem. Questo é il problema, la maggioranza non é quella che non sa il latino ma é la assoluta maggioranza degli esseri umani. Quelli che vengono chiamati artisti lo sono in gran parte per convenienza.

salvatore40

Sab, 02/06/2018 - 23:36

Sgarbi s'aggrappa a tutto, pur di portare acqua al suo stantio mulino : se stesso !

matteoveronesi

Dom, 03/06/2018 - 03:44

Suggestivo accostamento, che la critica leopardiana ha, finora, appena accennato, con particolare riferimento ai possibili rapporti fra la spazialità allusiva e proiettata verso l'oltre dell'Annunciazione e quella dell'Infinito (D. Castronuovo, G. Lovato, “’L’ignoranza dell’intiero’: affinità iconografiche tra la ‘Trasfigurazione’ di Lorenzo Lotto e ‘L’infinito’ di Giacomo Leopardi”, "Rivista internazionale di studi leopardiani", 2, 2000, pp. 51-61; P. Zampetti, "Lorenzo Lotto, Giacomo Leopardi e gli eventi della memoria: parole, colori, suoni nel “vago immaginar”, in "Quei monti azzurri: le Marche di Leopardi", Venezia, Marsilio, 2002, pp. 811-820).