L'epatite C provoca 11mila decessi

È una patologia insidiosa poco conosciuta alla quasi totalità degli italiani

Riflettori puntati sull'epatite C (Hcv). Questa volta non per i nuovi potenti farmaci in arrivo, ma per conoscerla più a fondo e poterla prevenire. Una necessità. Considerando che si tratta di un'infezione silente e pericolosa e che l'Italia è il Paese europeo dove questa malattia è più diffusa. Stime parlano di oltre 1,2milioni di persone nella penisola affette da epatite C, di cui solo 300mila quelle diagnosticate, con 11mila decessi l'anno. Nonostante i numeri, 2 italiani su 3 la misconoscono. L'epatite C è un'infiammazione del fegato causata dall'infezione del virus Hcv. A differenza delle epatiti A e B, a tutt'oggi non è disponibile alcun vaccino. Si trasmette quando del sangue infetto entra nel circolo ematico della persona sana. Ben il 91 % non sa che la malattia può manifestarsi senza sintomi evidenti. Lo rivela una ricerca di Doxa Pharma, illustrata nel corso della presentazione della Campagna nazionale «Una malattia con la C», promossa da AbbVie, con il patrocinio dell'Associazione pazienti EpaC, dell'Associazione Italiana per lo Studio sul Fegato(AISF) e della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali. L'iniziativa, attraverso una serie di strumenti come il sito www.unamalattiaconlac.it, dedicato all'approfondimento e al dialogo con gli specialisti), punta a sensibilizzare la popolazione sull'importanza dell'informazione, come leva indispensabile per la prevenzione. Questa campagna di informazione sull'epatite C, è una risposta alla necessità di maggiori informazioni che si evidenzia nel 70% degli italiani intervistati»,afferma Fabrizio Greco, amministratore delegato di AbbVie Italia.

«L'indagine evidenzia una scarsa conoscenza dell'epatite C anche tra coloro che hanno un contatto diretto con persone affette dalla patologia (il 43 % di chi ha un parente con epatite C ) e che, quindi, possono essere potenzialmente esposti al virus», commenta Massimo Andreoni, presidente della SIMIT. «Gli intervistati dimostrano inoltre una conoscenza insufficiente dei comportamenti corretti da seguire per proteggersi dal rischio di contagio». Infatti , l'88% della popolazione pensa che l'epatite C possa colpire solo alcune categorie di persone e il 59% è convinto che le trasfusioni di sangue rappresentino ancora oggi uno dei maggiori rischi di infezione, sebbene dal 1990 esistano controlli e test rigorosi sia sul sangue che sugli emoderivati. L'assenza di sintomi evidenti - osserva il dottor Marco Marzioni, segretario AISF - è una delle ragioni di questa percezione. L'epatite C può portare a gravi problemi, tra cui danni al fegato, cirrosi, insufficienza epatica o epatocarcinoma, tumore del fegato».