Google, i segnali dell'Europa e la tutela del mercato

Con una multa che, per entità (2,4 miliardi di euro), non si era mai vista prima per un abuso di posizione dominante, l'Unione europea batte un altro colpo contro gli Ott, cioè gli «over the top».

Sono i cinque giganti web (Amazon, Apple, Facebook, Google e Microsoft) le cui capitalizzazioni di Borsa, se sommate, arrivano in zona 3mila miliardi di dollari: con un paragone un po' forzato valgono come il Pil della quinta nazione del mondo, dopo la Germania. Il fatto che questi cinque soggetti abbiano nelle nostre vite un ruolo sempre maggiore è evidente. E la questione è ogni giorno che passa più economica, perché è attraverso di loro che si formano e si formeranno sempre più le nostre decisioni di spesa. In altri termini sulla loro «neutralità» si basa la libera concorrenza e la possibilità di pagare, a parità di beni o servizi, il prezzo più basso.

E non c'è solo questo: dai cinque Ott dipendono già oggi interi settori economici, basti pensare all'editoria. Mentre, per chiudere il cerchio, la reale contribuzione fiscale dei cinque campioni è invece molto sospetta. Ebbene, nella multa di ieri possiamo leggere in controluce un segnale importante: l'Europa, almeno nel campo dell'antitrust, dimostra di esistere. E lo fa andando a pescare un comportamento forse secondario di Google (il settore dello shopping): probabilmente un anello debole. Ma tanto basta per far partire un messaggio forte: da oggi esiste un precedente che fissa il principio secondo il quale un gigante tecnologico non può assumere un ruolo dominante nelle nostre vite. Ci saranno dei limiti.

Ma non è tutto. Dietro alla maxi multa per Google, la Concorrenza Ue dimostra di avere allungato il passo rispetto ai colleghi Usa, che è la nazione che ha inventato l'antitrust. Eppure sullo strapotere dei colossi del web, guarda caso tutti rigorosamente americani, l'unico soggetto al mondo che si muove con sufficiente determinazione sta di casa a Bruxelles. Un altro segnale: quello della volontà di determinati ambienti europei di tutelare i propri consumatori e le proprie imprese da ogni tipo di anomalia di mercato importata dalla principale area economica e monetaria concorrente e cioè proprio gli Stati Uniti. Perché è evidente che lo scontro tra Google e Commissione Ue non è che una proiezione del confronto Usa-Europa.

Non a caso la manovra della Concorrenza Ue, secondo le fonti comunitarie bene informate, riceve la sua spinta maggiore direttamente da Berlino. Una strategia che partirebbe da lontano: dall'ira di Angela Merkel per lo spionaggio ai sui danni effettuato per anni della Nsa (l'Agenzia Usa per la sicurezza nazionale) e scoperto nel 2013. Per questo i tedeschi - attraverso i loro rappresentati vomunitari più influenti- sono considerati i principali protagonisti delle pressioni sull'Antitrust Ue, perché questo diventi un presidio della libera concorrenza (soprattutto verso gli Usa) universalmente riconosciuto. Un'operazione perfettamente interpretata da una non tedesca, la danese Margrethe Vestager, e in fin dei conti sostenuta da tutti gli altri Paesi europei.