L'ex 007 svela il segreto: "Così reclutiamo le spie"

Mario Mori, ex numero uno del Sisde, spiega come i servizi segreti vadano a caccia di informatori tra le Università e le aziende

La vicenda di Giulio Regeni, la sua morte al Cairo, i tanti depistaggi messi in campo dai servizi di sicurezza egiziani, ma anche la presenza del capo dei nostri 007 in Egitto il giorno del ritrovamento del corpo del ricercatore hanno acceso i riflettori sui servizi segreti. Chi sono gli agenti segreti? Come vengono reclutati? E, soprattutto, come si agisce nel caso in cui un Paese scopre una spia nel proprio territorio? Mario Mori, ex numero uno del Sisde, in una intervista al Resto del Carlino ha provato a dare alcune risposte. Anche se, come sempre quando si parla di servizi segreti, le parole dell'ex capo degli 007 devono essere lette anche tra le righe. Mori "non conosce i particolari della vicenda di Regeni" e quindi non ne parla. Ma le sue parole "rivelano" qualche particolare sul modo di agire degli agenti segreti.

Innanzitutto, come vengono scelti. "Ogni paese ha i propri criteri di selezione - dice Mori - In Italia nel controspionaggio si fa riferimento ai carabinieri. Da qualche tempo si sono aperte altre vie, come scuole, Università, tecnici specifici. Anche un ricercatore potrebbe essere scelto, ma di Regeni non parlo". Niente James Bond quindi. Quello rimane relegato al cinema. "Il vero uomo dei servizi - aggiunge - è un tecnico. Un funzionario sceglie le persone per affidargli determinati compiti in base ai talenti di ciascuno e alle necessità".

Sulle tecniche specifiche di reclutamento l'ex capo del Sisde, il servizio di informazioni per la sicurezza democratica, non si sbilancia. E per spiegare un po' come funzioni si affida ad un esempio estero. Anche se sembra più un modo per raccontare qualcosa dei nostri servizi, senza dirlo. "L'Inghilterra - afferma Mori - se vuole informazioni in Nigeria, offre soldi ad alcuni dipendenti di aziende inglesi che operano nel luogo. Offrendo denaro si ottiene sempre un buon prodotto, ma esistono altre merci di scambio, come una commessa industriale. Si propone qualcosa in base alla debolezza di chi si contatta. Comunque, sempre parlando del caso inglese, loro lavorano anche gratis, per amore della Patria. Quando ci sono italiani, succede di meno".

E se una spia viene scoperta in territorio estero, le procedure impazzano. E spesso, a quanto pare, si agisce in base alle situazioni. Così come evolvono. "Innanzitutto - continua l'ex capo degli 007 - bisogna vedere se entrambi i Paesi riconoscono la vittima come una spia o no. Non esiste un protocollo per questa evenienza, ogni volta si agisce in modo diverso. A me un caso simile non è mai capitato. Non è un episodio corrente uccidere una spia. Nei Paesi civili non succede"

"Se io, che faccio controspionaggio - conclude - mi accorgo di un infiltrato le opzioni sono tre: gli tolgo i documenti e lo mando fuori dal Paese oppure lo doppio, lo seguo sapendo che è una spia e gli prendo tutte le informazioni possibili. In alternativa, tento di farlo diventare un mio agente".

Commenti

FRANZJOSEFVONOS...

Lun, 15/02/2016 - 11:59

MA QUANDO MAI

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Nazario49

Lun, 15/02/2016 - 12:37

Una professione ottimale per fare la spia è quella del giornalista. Certo, direttori, caporedattori, inviati speciali ed big editorialisti... sono i più idonei... Non è un caso che molti politici sono giornalisti, così come lo sono membri di importanti istituzioni pubbliche... Molti membri dell'Aspen Institute Italia, il vero cuore politico italiano, sono giornalisti.... Per 3 ragioni è professione adatta x essere spia: 1) può intrufolarsi ovunque, in Italia e all'estero, con la scusa del dovere di cronaca, inchiesta, seguire politici, capi di Stato, senza destare sospetti... 2) ha la copertura del segreto professionale e il potere di un Ordine che può influenzare opinione pubblica 3) nelle redazioni può tenere sotto controllo colleghi, notizie, fare spionaggio e controspionaggio accedendo a file e archivi riservati.

Ritratto di mauriziogiuntoli

mauriziogiuntoli

Lun, 15/02/2016 - 13:17

Cose sacrosante, le sanno tutti sin dai tempi dei Rosemberg, spie sovietiche che lavoravano all'atomica negli States. Beccati, messi alla sedia elettrica, la solita stampa ne fece degli eroi. Andare in un paese come l'Egitto a studiare i diritti dei lavoratori è come mandare qualcuno a verificare se i sanitari sono a norma in un bordello di Mogadiscio. Nessuno ci crede.

freud1970

Lun, 15/02/2016 - 13:36

SIAMO MESSI MALE...

Ritratto di Jaspar44

Jaspar44

Lun, 15/02/2016 - 14:20

Caro Mori ... ma se stavi zitto non era meglio?

Una-mattina-mi-...

Lun, 15/02/2016 - 15:04

Non dice niente di che

paolo b

Lun, 15/02/2016 - 16:12

un'opinione: regeni era stato inviato in egitto al servizio dei servizi; all' italia il regime egiziano non piace, il ricercatore di idee ultra sinistre è stato inviato per contattare ed in qualche modo aiutare le frange e più estreme di un sindacalismo più propenso alla rivoluzione che agli interessi dei lavoratori. scoperto è stato eliminato come spesso vengono eliminate le spie di cui si perdono le tracce. ovviamente queste persone non sono spie che portano benefici alla nazione carpendo informazioni a noi utili, ma persone infiltrate per danneggiare il governo e le istituzioni di stati sovrani. molti di voi non concorderanno ma sarei felice di leggere una smentita ufficiale delle mie ossevazioni

paolo b

Lun, 15/02/2016 - 16:55

il regeni faceva il ricercatore? venga divulgato che tipo di ricerca svolgeva in egitto, gli scopi, per conto di quale istituto e quant'altro cosi ci potremo fare un idea più precisa del fatto.