L'infarto è ancora la prima causa di morte Occhio all'obesità: è il vero nemico

Le malattie cardiovascolari causano più decessi fra le donne Meno rischi se si mangiano pesce, verdura e si fa attività fisica Integratori e cardioaspirina non servono alla prevenzione

Attenzione a fumo, sovrappeso e ipertensione. L'infarto, e più in generale tutte le malattie cardiovascolari, rappresentano la principale causa di morte nel mondo e anche in Italia. L'Oms ha calcolato che nel 2012, 17,5 milioni di decessi sono stati causati da patologie cardiache. Nel nostro Paese le malattie cardiovascolari sono responsabili del 44 per cento di tutti i decessi. In particolare la cardiopatia ischemica è la prima causa di morte in Italia. Il minitero della Salute nel 2010 ha calcolato oltre 220.000 decessi causati da malattie cardiovascolari (97.952 uomini e 126.530 donne), pari al 38,8 del totale. Per le malattie ischemiche del cuore (infarto del miocardio, altre forme di cardiopatia ischemica, infarto miocardico pregresso, angina pectoris e altre forme croniche di cardiopatia ischemica) si registrano 75.046 decessi (37.827 uomini e 37.219 donne), pari al 33 per cento del totale delle morti per malattie del sistema circolatorio.

Se si sopravvive ad un attacco cardiaco in molti casi si diventa malati cronici. Nella nostra popolazione 4 persone su mille soffrono di patologie cardiocircolatorie in modo cronico e nel 2014 la spesa netta per i farmaci destinati ai malati cronici con questo profilo a carico del servizio sanitario nazionale è stata di 8.598.274.970 con un incidenza sul Pil di quasi un punto e mezzo.

Un raffronto tra lo stato di salute cardiovascolare degli italiani tra il 2000 ed il 2010 su alcuni fattori di rischio, eseguito dall'Istituto Superiore di Sanità, rivela che ad esempio il valore medio del colesterolo totale è aumentato sia negli uomini, da 205 a 211 sia nelle donne, da 207 a 217. Sicuramente si fuma di meno ma il fattore di rischio in aumento esponenziale è quello dell'obesità, come segnala il professor Filippo Crea, Direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Policlinico Gemelli di Roma e come confermano ancora una volta i dati dell'Iss: la prevalenza di obesità è aumentata di 7 punti negli uomini (dal 17,5 al 24,5) e di quasi 3 nelle donne (dal 22 al 24,9).

«É vero che si abbassano in generale i valori del colesterolo perchè si usano di più le statine (farmaci che agiscono sul colesterolo ndr) e si fuma di meno ma l'aumento dell'obesità annulla questi effetti positivi - afferma il professor Crea - Gravissimo l'aumento del diabete nei giovanissimi e nei bambini obesi».

Il professor Crea avverte i consumatori: attenti a non cadere nella rete delle pubblicità ingannevoli. «Non credete alla bufala degli integratori alimentari. Si tratta di prese in giro: forse riducono il colesterolo animale ma aumentano quello vegetale - spiega -. Il messaggio che passa sulla riduzione del rischio di infarto è assolutamente ingannevole. Non esiste alcuno studio che provi una relazione tra i consumo di quei prodotti e la riduzione del rischio di infarto». Insomma, consiglia l'esperto, è più utile mangiare tanta verdura e tanto pesce e fare una regolare attività fisica. La prevenzione più efficace è un corretto stile di vita. Non è difficile ad esempio ridurre il consumo di sale. Uno studio realizzato in primavera dal ministero della Salute ha confermato che gli italiani assumono giornalmente troppo sale: 10,8 grammi gli uomini e 8,4 le donne. Molto superiore al massimo consumo raccomandato dall'Oms, 5 al giorno.

Ma è vero che prendere un'aspirina al giorno previene il rischio infarto? Il professor Crea sfata anche un altro mito: sì all'aspirina ma soltanto per la prevenzione secondaria. «La cardioaspirina funziona nel caso in cui il cuore abbia già subito un evento avverso: angina o infarto - puntualizza Crea - Ma se il cuore non ha lamentato danni, se non c'è una storia di malattie coronariche, quindi in caso di prevenzione primaria, il vantaggio non c'è. Dato che l'aspirina aumenta il rischio emorragie in sostanza il gioco non vale la candela: si abbassa il rischio infarto, forse, ma si alza quello dell'emorragia».

Fondamentale a livello sociale l'uso dei defibrillatori. «É statisticamente provato che nei Paesi dove la popolazione è stata preparata ad agire in caso di emergenze con i defibrillatori la mortalità è diminuita - conclude Crea - Tutti i luoghi affollati: scuole, teatri, stadi, aeroporti devono essere attrezzati con il nuovo tipo di defibrillatore automatico che monitora lo stato del paziente ed interviene soltanto se necessario».